Siri non molla, la Raggi contrattacca. Ora la crisi non è più un tabù

. Politica

Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione non molla, non cede alle pressioni di Luigi Di Maio che lo vorrebbe dimissionario, ed è difeso a spada tratta da Matteo Salvini anche se il ministro Toninelli gli ha ritirato le deleghe. La sindaca di Roma Virginia Raggi inizialmente in difficoltà per quell'audio diffuso dall'ex-ad di Ama Lorenzo Bagnacani nel quale la si sente chiede al dirigente di modificare il bilancio della partecipata passa al contrattacco e minaccia una denuncia per calunnia nei confronti di chi l'ha accusata con un esposto in procura. La 'guerra' Lega-M5s, alleati di governo, registra nuovi sviluppi e fa crescere la tensione nell'esecutivo, mai così a rischio dal suo esordio, e nei rapporti tra i due vicepremier che sembra non si parlino più. Al di la delle vicende giudiziarie o che potrebbero diventarlo la novità politica di queste ultime ore è che la parola 'crisi' non è più un tabù. Ne ha parlato apertamente il capo politico dei Cinquestelle. E tutti sanno che a forza di evocarla anche solo a parole una crisi potrebbe davvero concretizzarsi. A meno che la convenienza delle due forze politiche a stare insieme almeno fino alle Europee non torni ad essere la stella polare di azioni e reazioni di marca Lega o M5s. Ma servirebbero segnali univoci in questo senso e nelle ore dello scontro sui casi di Siri e Raggi non se ne vedono. Anzi le ultime prole di Di Maio gettano ancor più benzina sul fuoco."Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo - scrive su Fb Di Maio -. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo. Sono davvero sbalordito". "L'Italia non è mica un gioco, l'Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L'Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo" sottolinea il vicepremier grillino ribadendo che i Cinquestelle sono nati sulla questione morale "e gli indagati per corruzione o per aver preso mazzette e tangenti no, non possiamo accettarli. Siamo entrati per cambiare le cose, non per lasciarle così come sono". L'ipotesi di una crisi viene però smentita da Salvini che rigetta la palla in campo 'nemico': "Macché crisi di governo! - afferma in una nota il leader del Carroccio - La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell'interesse degli italiani, la crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti o ex-terroristi...". (foto: it.wikipedia.org)

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