Conta sì, conta no: il governo traballa

. Politica

Conta sì, conta no. E il governo traballa. Se domani si vota in Consiglio dei ministri sulla proposta di Conte per dimissionare il sottosegretario Siri la Lega voterà contro. Parola di Salvini che però non recita il 'de profundis' per l'esecutivo in cui è vicepremier Un esecutivo che si troverà alle prese con una bella e plastica spaccatura nella maggioranza gialloverde che lo sostiene nel momento in cui si dovrà alzare la mano nella sala del Consiglio a palazzo Chigi per revocare o 'assolvere' il sottosegretario leghista. In questa vigilia tesissima e nell'attesa delle mosse di Siri che al momento non appare intenzionato a farsi da parte è però lo stesso Salvini ad assicurare che anche se si andrà alla conta - una conta che premierebbe (9 a 6) il M5s ma che premier e Di Maio vogliono evitare - il governo non cadrà "perchè ci sono tante cose da fare ancora per quattro anni". A parole può anche darsi. Ma nei fatti e nei comportamenti dal giorno dopo la conta, cioè da giovedì, difficile pensare che Salvini non mediti o abbia già in mente una rivincita, magari da consumare fredda, e che la frattura cristallizzata dalla conta tra i due azionisti di maggioranza possa ricomporsi. Molto difficile ipotizzare, sempre nel caso ci fosse una conta, che le due forze politiche che sostengono il governo continuino a collaborare come se nulla fosse successo. Difficile pensarlo quando è lo stesso leader del Carroccio ad affermare che con i Cinquestelle i contrasti, le spaccature "non sono solo su Siri ma sulle autonomie, sulla Tav, sulla flat tax...". Tutto quindi  è appeso alle ultime decisioni di Siri: se lascia prima del Cdm la conta non ci sarà e anche se i rapporti tra Lega e M5s non potranno tornare a normalizzarsi nel breve periodo, l'anticipata uscita di scena del sottosegretario renderebbe più facile a Salvini e Di Maio tentare di rimettere insieme i cocci di una maggioranza - e di un rapporto - apparentemente in frantumi.

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