Salvini e il rosario: la Chiesa si ribella "Dio è di tutti"

. Politica

Il mondo cattolico si ribella all'ostentazione del rosario o di altri simboli religiosi sul palco di un comizio politico. Chiesa e cattolici ce l'hanno naturalmente con Matteo Salvini che ieri si è di nuovo fatto inquadrare da fotografi e telecamere mentre baciava il rosario sul palco dei sovranisti europei a piazza Duomo e si raccomandava alla Madonnina. In poche ore il leader del Carroccio è stato investito da una serie di attacchi: da Famiglia Cristiana, la rivista dei Paolini, a Civiltà Cattolica, l'organo dei Gesuiti (e Bergoglio appartiene a quest'ordine) fino al cardinale segretario di stato Parolin. Attacchi che però non lo hanno per niente scomposto ed a cui ha risposto rivelando tra l'altro che lo chiamano "frati, suore, vescovi e cardinali per chiedergli di non mollare" (nella sua politica contro l'immigrazione clandestina, ndr): "L'Europa che nega le proprie radici non ha futuro. Io sono credente, mio dove è salvare vite e svegliare coscienze. Il confronto con le altre culture è possibile solo riscoprendo la nostra storia e riscoprendo i nostri valori, come peraltro detto negli ultimi decenni da tutti i Santi Padri. Sono orgoglioso di testimoniare, con azioni concrete e con gesti simbolici, la mia volontà di un'Italia più sicura e accogliente, ma nel rispetto di limiti e regole" ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno. Il primo affondo contro Salvini è venuto da un editoriale di Famiglia Cristiana (dal titolo: "ll rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco: ecco il sovranismo feticista") in cui si afferma che ieri a Milano "è andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di vite umane veniva respinta e le Nazioni Unite ci condannavano per il decreto sicurezza". Duro anche l'attacco di Civiltà Cattolica: "Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio" ha scritto su Facebook il direttore della rivista dei Gesuiti, Antonio Spadaro sostenendo che il sovranismo "ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali". Molto chiare le parole del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato: "Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è d tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso". (foto da quotidiano.net) 

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