Dl sicurezza, tensione in Cdm. Conte, "criticità segnalate dal Colle"

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Le perplessità dell'Onu prima e ora quelle del Presidente della Repubblica. Il decreto sicurezza bis di Matteo Salvini agita le acque del Consiglio dei ministri. Due round, uno rapidissimo nel pomeriggio e poi di nuovo alle 21 a Palazzo Chigi. Le indiscrezioni riferiscono di scontro, di resa dei conti forse finale per la maggioranza gialloverde. Salvini punta tutto sulla sicurezza, Di Maio risponde e rilancia con un decreto su famiglia e natalità. Filtrano voci di uno scontro diretto tra il premier, Giuseppe Conte e Salvini. Il presidente del Consiglio ha parlato di "criticità sul decreto sicurezza segnalate dal Colle", ma il ministro dell'Interno a muso duro avrebbe replicato: "Attendo di capire quali criticità". Le bozze del dl bis a firma del capo della Lega e di quello sulla famiglia sono state trasmesse nel pomeriggio da Palazzo Chigi al Quirinale "per conoscenza". Poco prima della riunione Salvini si era rivolto ai suoi followers in diretta Facebook: "Si va a battagliare. Mi sto preparando, ci si cambia camicia e giacca e si va". Il vicepremier grillino, Luigi Di Maio, dal canto suo aveva avvertito: "Porterò il decreto per 1 miliardo di euro di aiuti alle famiglie, quelle famiglie che hanno bimbi piccoli o che vogliono averne e che hanno gli aiuti più bassi in Europa". Salvini ha successivamente cercato di ammorbidire i toni: "Non sono certo io a rallentare gli aiuti alle famiglie, ma spero che nessuno rallenti qualcosa che rende l'Italia un paese più sicuro". Ma che il clima non fosse dei migliori, anche dopo alcune affermazioni del braccio destro di Salvini, il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, secondo cui Conte non sarebbe "più super partes", lo segnalava la precisazione dello stesso premier: "C'è una grammatica costituzionale: se si mette in dubbio l'imparzialità e l'operato del presidente del Consiglio si mette in discussione anche l'azione di governo. Allora, bisogna farlo in base a percorsi chiari e trasparenti. Le sedi ufficiali sono il Consiglio dei ministri e in prospettiva anche il Parlamento. Non possiamo accettare allusioni, insinuazioni affidate alla stampa". A stretto giro rispondeva Giorgetti: "Il premier è indicato dai 5stelle. Non è mica un'offesa o si lavora seriamente oppure ognuno a casa sua". Tensione alle stelle quindi e tocca ai capi partito cercare di mettere qualche pezza: "Giorgetti è stato più volte attaccato - dice Salvini - lo capisco umanamente e politicamente" e poi: "Fiducia in Conte? Certamente, se tutti mantengono la parola si va avanti 5 anni. Il problema sono i no del M5s, sembrano quelli di Renzi". Tocca poi a Di Maio: "Sia il M5s sia la Lega sono decisi ad andare avanti. Il tema sarà come" e ancora: "Ci avviamo a risolvere il problema migranti e la Lega va nel pallone, perché non ha più argomenti. Mi auguro che dopo il 26 maggio tornino normali". L'escamotage, in attesa delle Europee, sembra essere quello formale dell'"inizio dell'esame" dei decreti da parte del Cdm e poi alla fine, con ogni probabilità, la ciambella di salvataggio sarà l'ormai classico "salvo intese".

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