Cdm arduo sui decreti, ma Conte e i vicepremier stemperano: "Nessuna crisi"

. Politica

Nulla di fatto sui decreti – sicurezza bis e famiglie -, ma nessuna crisi di governo all'orizzonte. Alla fine della lunga riunione notturna del Consiglio dei ministri, in vista del voto per le Europee e per importanti realtà amministrative, i big della coalizione gialloverde abbassano i toni delle polemiche. Il primo a gettare acqua sul fuoco è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che dice: qualcuno vede la "crisi dietro ogni angolo, dietro ogni discussione e ogni confronto. Ieri in Consiglio dei ministri molto serenamente abbiamo affrontato i temi all'ordine del giorno e ci siamo aggiornati. Nessuna crisi, nessun diverbio. Qualche giornale dice che si sarebbe sfiorata la rissa, nulla di tutto questo". Il premier parla comunque - elemento secondo molti osservatori non particolarmente propizio - di "'fase 2' della nostra azione di governo", in particolare sul fronte dell'occupazione giovanile, della riconversione ecologica e del rilancio degli investimenti pubblici in ricerca, sanità ed istruzione. Cautela anche da parte dei due capi dei partiti di maggioranza. Il leghista, Matteo Salvini, afferma: "Io lavoro. Non ascolto critiche, insulti, minacce. Lavoro per l'Italia e domenica spero con tanta forza di lavorare per l'Italia anche in Europa". Per il pentastellato, Luigi Di Maio, "con le interlocuzioni" è possibile "risolvere i dubbi e andare avanti", ma non tralascia una puntura per il collega del Carroccio sul dl sicurezza bis: "Dopo che la Lega ha aperto lo scontro con il Papa, adesso ci manca solo lo scontro con il Presidente della Repubblica e abbiamo fatto la collezione...". In attesa di una nuova convocazione del Cdm forse mercoledì o giovedì, i vari uffici legislativi sono al lavoro per cercare di superare gli ostacoli. Sulla sicurezza dal Quirinale sarebbero stati espressi dubbi sulle multe per chi aiuta i migranti e sulle possibili interferenze del Viminale sulle competenze degli altri ministeri. Di natura economica, invece, le perplessità che hanno che portato al nulla di fatto sul decreto famiglia e a esprimerle è stato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che alla trasmissione "Agorà" ha spiegato: al momento le coperture "non sono state individuate. Sapremo a fine anno e non adesso se si spenderà meno di quanto preventivato" per il reddito di cittadinanza, ma "è chiaro come queste spese non si possano portare all'anno seguente". Secondo i grillini invece il miliardo di euro annunciato da Di Maio c'è eccome: "Lo abbiamo trovato noi e se non ha capito gli possiamo spiegare come". Ma Tria ne ha anche per le proposte leghiste. Sullo sforamento del deficit sostenuto da Salvini, rileva: "Il problema non è il 3%, ma ricreare un clima di fiducia intorno ai programmi economici dell'Italia e convincere chi prestano denaro, per finanziare il nostro deficit, a farlo a un tasso di interesse non troppo alto" e aggiunge: "La stabilità politica è uno dei fattori importanti della crescita, come quella sociale, e quella finanziaria". Più possibilità per la flat tax, per Tria "si può fare", però con "scelte conseguenti sul lato della spesa. Bisognerà studiare tecnicamente un disegno sostenibile ed efficiente". Il ministro ha poi espresso una sua "posizione scientifica: è meglio avere più imposte indirette, come l'Iva, e meno dirette come l'Irpef". Nell'ambito di una complessiva riforma fiscale dovranno poi essere "riassorbiti" gli 80 euro di Renzi, un bonus "tecnicamente sbagliato". (foto da sito www.governo.it)

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi