Il governo fibrilla, Conte al Quirinale. Giorgetti sbotta: "Così non si va avanti". Cdm dopo il voto

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A quattro giorni dal voto restano alte le tensioni nel governo sul decreto sicurezza-bis e quello per la famiglia incappati nelle 'perplessità' del Quirinale e quindi per il momento bloccati nonostante le pressioni dei due vicepremier. Conte è dovuto salire al Colle oggi per ascoltare dalla viva voce del presidente Mattarella i perchè delle obiezioni qurinalizie (dubbi di costituzionalità sul decreto caro a Salvini, non ci sono le coperture per il dl sponsorizzato da Di Maio) e per spiegare, comunque -  malgrado il pasticcio dei due provvedimenti e le bordate che Lega e M5s continuano a scambiarsi - il suo ottimismo sulla sorte del governo. Una voglia di andare avanti per la verità manifestata oggi dagli stessi Salvini e Di Maio in occasioni pubbliche:i due sembrano apparentemente convinti che dal 27 maggio le cose potranno tornare a posto nell'alleanza e che potranno essere accantonate le spaccature emerse clamorosamente in questa campagna elettorale.  Ma a far ri-fibrillare il governo ci ha pensato il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti che, dopo aver nei giorni scorsi attaccato Conte accusandolo di non essere imparziale (e per questo beccandosi la stizzita risposta del premier: "Venga a dirmelo in Consiglio dei ministri!") davanti alla stampa estera ha detto chiaro e tondo che "senza affiatamento" tra leghisti e grillini, quello che oggi non c'è, il governo non può andare avanti. "La mia riflessione - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e numero due della Lega - è che se c'è un governo del cambiamento deve farlo questo cambiamento e non vivere di stallo, deve fare le cose. Faccio questa riflessione dopo settimane in cui il governo ha avuto problemi. Non accuso nessuno, tantomeno il premier, ma così non si può andare avanti, senza affiatamento. Questo affiatamento va ritrovato, sennò non si va avanti". Poi ha aggiunto: "Sono dispostissimo a fare un passo indietro, se me lo chiedono e se non ritengono utile la mia posizione. Quanto al governo la stabilità è importante ma no all'immobilismo. La campagna elettorale mi ha fatto vedere un Paese vitale, dobbiamo esserne all'altezza". "Capisco che uno straniero faccia fatica a capire la politica italiana: vorremmo politica più normale, con senso di responsabilità. In questo, anche se sembra paradossale, vorremmo una politica più europea, più tedesca" ha concluso. Parole di una certa durezza che hanno provocato la altrettanto dura reazione di Di Maio: "Basta minacce" ha detto il capo politico dei Cinquestelle domandandosi se dalle parti della Legaci sia per caso "nostalgia di Berlusconi...". Quanto al Consiglio dei ministri che Salvini chiedeva venisse convocato oggi o domani per l'approvazione del decreto sicurezza-bis, niente da fare. Giorgetti ha anticipato la decisione nel pomeriggio. Poi lo stesso Conte, dopo il Quirinale e una telefonata con i due vicepremier, ha spiegato l'impossibilità di tenere la riunione di governo nelle prossime 48 ore. Il Consiglio slitta quindi a dopo le europee. "Il primo giorno utile della prossima settimana" ha detto il premier rassicurando sull'accordo con Salvini e Di Maio per questa decisione. E sottolineando anche che da parte del Quirinale non è stata esercitata alcuna "censura preventiva" sui due decreti. (foto da: fr.wikipedia.org)

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