Ue, niente intesa su nomine. Bruxelles gela Italia per i conti

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Fumata nera a Bruxelles dopo un lungo vertice tra i capi di Stato e di governo sulle nomine nell'Unione. Su di un diverso binario prosegue la trattativa sui conti pubblici dell'Italia, portata avanti dal premier, Giuseppe Conte, per evitare la procedura di infrazione che potrebbe essere decisa dal vertice Ecofin del 9 luglio. I leader dell'Ue non sono riusciti a trovare un accordo sulle nomine chiave e hanno rimandato la decisione a un nuovo summit convocato per il 30 giugno, in vista dell’insediamento del nuovo Parlamento il prossimo 2 luglio. Mediazione "Non c'è stata maggioranza su alcun candidato", ha annunciato a notte fonda il polacco, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, che proseguirà il lavoro di mediazione. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha ha rilevato come di fatto siano bruciate le candidature dei cosiddetti "Spitzenkandidat" delle maggiori formazioni politiche dell'Europarlamento: il popolare Weber, il socialista Timmermans e la liberale Vestager. Secondo le norme europee i leader dei 28 paesi propongono il pacchetto di nomine, che al primo posto vede il ruolo di presidente della Commissione europea, oggi del lussemburghese, Jean-Claude Juncker. Più veloce Con una battuta il premier irlandese, Leo Varadkar, ha detto: "Molto spesso è più veloce eleggere il Papa, piuttosto che riempire le caselle nell'Ue". In una serie di complesse concatenazioni e di delicati dosaggi sono anche da individuare il presidente del Parlamento europeo, quello del Consiglio europeo, quello della Bce e l'Alto rappresentante per gli Affari Esteri. Tra i nomi che corrono per sostituire Juncker, ci sono quelli del negoziatore della Brexit, il francese Michel Barnier, del premier olandese Mark Rutte e di quelli svedese, Stefan Lofven, e del croato Andrej Plenkovic e per il paese balcanico anche della presidente Kolinda Grabar-Kitarovic, così come quelli della presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, e della bulgara, Kristalina Georgieva, presidente della Banca Mondiale. Regole Conte ha parlato di un candidato "autorevole", ma anche disponibile a ridiscutere le regole, come richiesto nella lettera del premier alla Commissione per sostenere le buone ragioni dell'Italia in tema di conti pubblici. Il presidente del Consiglio rileva il gelo sulla posizione presentata dall'Italia e parla di calcoli fatti a Bruxelles fuori della realtà, di "interpretazione irragionevole" delle regole. Conferma comunque di voler trattare fino all'ultimo, pur facendo trapelare un commento preoccupato: "Ora davvero servirebbe un miracolo". Per Roma e per i partner del governo gialloverde, il percorso è quello intrapreso con l'assestamento di bilancio: "Potremo certificare che il deficit è al 2,1% - assicura Conte - e non al 2,5% come prevede la Commissione". Miliardi Per ora sono nel cassetto 5 miliardi, dei quali 3 da maggiori entrate fiscali e non e 2 da tagli effettivi alle spesa dei ministeri già congelati in legge di bilancio. Si parla poi di circa un miliardo di extra dividendo di Cassa Depositi e Prestiti e di risparmi dal minor utilizzo dei fondi per quota 100 e reddito di cittadinanza, indicati dal presidente Inps, Pasquale Tridico, in altri 3 miliardi. Mentre a Bruxelles si tratta, Lega e 5 stelle, confermano le rispettive linee: "Senza una riforma fiscale da 10 miliardi, saluto e me ne vado. I nostri figli vengono prima dei vincoli decisi chissà dove", afferma deciso Matteo Salvini; mentre i grillini alzano la bandiera del salario minimo e Luigi Di Maio rispolvera l'opzione del carcere per i grandi evasori.
(foto da tvnewsroom.consilium.europa.eu)

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