Conte Confagricoltura

Da lunedì riapre tutto o quasi. Fine del lockdown come lo abbiamo vissuto negli ultimi due mesi. Alla fine ha prevalso la “voglia di ricominciare” come ha detto il premier Giuseppe Conte in una conferenza stampa a palazzo Chigi per illustrare l’ennesimo dpcm che entra nel dettaglio delle riaperture previste dal 18 maggio e anche quelle successive (dal 3 giugno possibile muoversi tra le regioni, via libera anche in Europa), dal 25 maggio riaprono le palestre, dal 15 giugno teatri e cinema. Una voglia di ricominciare che spinge governo, regioni e Paese a correre un “rischio calcolato” perchè – ha messo comunque in guardia il presidente del Consiglio – la curva epidemiologica, oggi stabilmente in ribasso, “può tornare a salire” e allora l’esecutivo è pronto – se le Regioni non lo faranno per prime – a invertire la rotta e a bloccare tutto di nuovo. La fase 2 va affrontata “con fiducia e responsabilità” ma se non si corre questo rischio “non si potrà mai ripartire”. Ciò non toglie che da parte di tutti servono “cautela e attenzione”, in particolare dove il rischio è “moderato” come in Lombardia, ha aggiunto Conte convinto che “non ci si può fermare, ora bisogna correre per rimettere in moto l’economia”. Nella conferenza stampa solo un breve accenno da parte di Conte, in risposta ad una domanda, all’opposizione e alla manifestazione programmata da Lega e FdI per il 2 giugno, festa della Repubblica, proprio contro il suo esecutivo: una manifestazione assolutamente legittima – ha commentato il premier – che si farà “immagino mantenendo il distanziamento… troveremo il modo”. E sulla Fca (sede legale e fiscale in Gran Bretagna e Olanda) che avrebbe richiesto allo Stato un prestito da oltre 6 miliardi nel quadro delle misure varate per favorire la ripresa economica, Conte non è sembrato orientato negativamente: ha solo sottolineato che se Fca ha chiesto un prestito del genere è probabilmente convinta di averne i requisiti. Il problema – ha aggiunto – è domandarsi perchè il diritto societario di altri paesi “è più attraente” di quello italiano e lavorare per correggere questa realtà. E anche per contrastare il dumping fiscale attuato nei nostri confronti da altri paesi europei nostri partner, una politica non accettabile. Su questi due problemi “il governo sta lavorando”.