Far ripartire l’Europa del post-Covid. In 6 mesi la sfida di Angela Merkel

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Angela Merkel
(foto Christlichen Gästezentrum Schönblick da Flickr)

Una sfida ardua, ma non impossibile e Angela Merkel è pronta a mettercela tutta. I 6 mesi di presidenza tedesca dell’Unione europea sono decisivi per il Continente, che deve ripartire dopo la pandemia. Già a metà marzo la cancelliera aveva ammonito: “Questa è la più grande sfida che l’Ue abbia mai affrontato”. Mentre si riaprono i confini e i Ventisette riemergono dal lockdown, l’attenzione di concentra sul piano comune per la ripartenza. Volenti o nolenti, se esiste un paese in grado di fare da catalizzatore per il varo delle misure necessarie, questa è la Germania. Merkel ha già preparato il terreno e ha cominciato togliendo la ruggine al motore franco-tedesco.

500 miliardi

Assieme al presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato un piano per un fondo da 500 miliardi di euro. Una novità enorme per Berlino, apparsa sempre reticente di fronte a qualsiasi iniziativa che potesse mettere in comune il debito. Finora considerata la capoclasse dei “frugali”, Angela Merkel ha capito che il Coronavirus ha innescato una situazione straordinaria. Le fortune dell’Europa potranno continuare a essere tali, soltanto avendo ben chiaro che il nord parsimonioso e il sud pronto a spendere sono legati in modo indissolubile. L’economia della Germania dipende dalle esportazioni e quasi il 70% del suo commercio è con il resto dell’Europa. “Se la Spagna o l’Italia tossiscono – sottolinea la notista di DW, Melinda Crane – la Germania rabbrividisce”.

Schuman e Hamilton

Due i punti di riferimento: il ministro degli Esteri francese Robert Schuman che, negli anni Cinquanta del secolo scorso, promosse la CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. “L’Europa non potrà farsi in una sola volta – le sue parole -, sorgerà da realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Secondo caposaldo l’azione del segretario al Tesoro americano, Alexander Hamilton, che nel 1790 riuscì a trasformare il deficit che le 13 colonie avevano accumulato nella lotta per l’indipendenza in debito pubblico del nuovo Stato federale. Insomma, se davvero l’Europa aspira a far sentire il suo peso di fronte all’isolazionismo USA e a una Cina in crescita, è il momento di prendere sul serio l’integrazione.

Eredità

Anche secondo Christine Lagarde, capo della Banca centrale europea, se i guasti provocati dal Covid dovessero allargare il divario tra i paesi del nord e del sud, sarebbe in pericolo l’esistenza stessa dell’Unione. A casa sua la cancelliera ha visto aumentare la fiducia per come ha gestito l’emergenza e a Bruxelles ha un’intesa di vecchia data con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Sembra non esistere migliore opportunità per modellare e per lasciare un’eredità storica all’Europa.

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