Nicola Zingaretti schiera il Partito democratico sul fronte del Sì al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Nel suo intervento alla direzione dem, il segretario rilancia poi il governo Conte 2 in vista dei decisivi appuntamenti per la ripresa, innanzitutto attraverso il Recovery Fund. “Obiettivo far ripartire un’azione riformatrice nel Paese e salvare l’Italia da una destra estremista e irresponsabile”. Alla fine si votano separatamente relazione politica e documento sul referendum, per rispetto delle posizioni articolate sul tema. La relazione del segretario ottiene 213 voti su 220, mentre sul referendum i favorevoli sono 188, 13 i no, 8 le astensioni e 11 non partecipano al voto.

Regionali

Decisivo l’impegno per il risultato delle regionali: “Un esponente della destra ha detto deve finire 7 a zero. Il Pd con le sue alleanze lo impedirà, chiamando le persone gli elettori a combattere uniti, perché l’elettorato è già molto più unito dei suoi vertici. Abbiamo lottato per costruire ovunque alleanze, rivolgendoci alle forze che sono con noi al governo. È paradossale che delle forze che affrontano insieme la sfida del governo o una prova enorme come l’emergenza Covid, poi escludano di unirsi nei territori. Per questo ora è importante unire le persone, un elettorato che diviso perde se si unisce può vincere”.

Legge elettorale

Zingaretti ha voluto lanciare un segnale a quanti nel partito si sono schierati per il No, dai dirigenti di lungo corso come Cuperlo e Orfini all’economista Nannicini, accogliendo “l’idea lanciata da Luciano Violante di accompagnare alla campagna per il referendum con una raccolta di firme per una proposta di iniziativa popolare per il bicameralismo differenziato”. I democratici rivendicano che con la loro iniziativa nelle ultime settimane è ripartito il processo per inserire il taglio dei parlamentari in un più ampio quadro riformatore, a partire dalla legge elettorale. Una legge “proporzionale – spiega Zingaretti – e con uno sbarramento che la corregga in senso maggioritario”. Con il voto ai diciottenni anche per il Senato, con il ridisegno dei collegi, la diminuzione dei rappresentanti delle Regioni nell’elezione del Presidente della Repubblica e con l’adeguamento dei regolamenti a un Parlamento ridotto.

Dialogo e fiducia

Insomma, il governo non cadrà anche nell’eventualità di una vittoria del No al referendum, ma il Pd è “al governo – dice Zingaretti -, finché fa cose utili. Perché se si dovesse arrivare al punto nel quale troppi quesiti restano ancora aperti e la situazione della Repubblica dovesse drammaticamente peggiorare, allora un nostro ulteriore impegno sarebbe inutile e ne dovremmo prenderne atto con le necessarie conseguenze. Ma non siamo a questo. Anzi io avverto che con le sfide nuove che abbiamo si può aprire una fase nuova e di rilancio dell’alleanza politica che sostiene Conte”. Per il segretario Pd “la fase nuova consiste esattamente in questo: prendere il meglio da tutte le forze politiche, costruire maggiore dialogo e fiducia fra di esse, lavorare sui punti di incontro, affinché essi si realizzino in un programma di cose da fare preciso e attuabile rapidamente”.

Barra dritta

Zingaretti incalza i suoi: “Vacillare in questo momento creerebbe uno sbandamento. Seminare dubbi quando si sta in trincea è la premessa di ogni Caporetto. Tenere, consapevole delle difficoltà, la barra dritta è il modo migliore per combattere la nostra partita. E quando dico nostra non intendo quella del Pd, ma quella della parte migliore della Repubblica che non si vuole piegare ad un declino anti-europeo, di intolleranza e di populismo autoritario”.