Anche la Disney entra nel tritacarne della nuova guerra fredda Usa-Cina. La multinazionale statunitense dell’entertainment è stata posta nel mirino per aver girato nello Xinjiang parti del suo nuovo film Mulan, remake in live action dell’omonimo film d’animazione del 1998. Nella regione del nord-ovest della Cina è presente la minoranza etnica di religione islamica degli Uiguri. Pechino è accusata, in particolare proprio dagli Usa, di violazioni dei diritti umani. La Disney viene contestata, perché nei titoli di coda sono contenuti i classico ringraziamenti alle autorità locali delle location dove sono state girate alcune scene. In particolare, l’Ufficio di pubblica sicurezza nella città di Turpan e il dipartimento informazione del Partito comunista cinese della regione dello Xinjiang.

Boicottaggio

Richieste di boicottaggio della pellicola erano già state avanzate a causa dei commenti a sostegno del governo locale di Hong Kong da parte della protagonista del film, la 33enne attrice cinese naturalizzata statunitense, Liu Yifei. Fonti occidentali parlano di circa un milione di uiguri che negli ultimi anni sarebbero stati forzati in campi di massima sicurezza. Pechino ha sempre parlato di “fake news”, sostenendo di combattere nell’area le “tre forze del male”: separatismo, terrorismo ed estremismo. I campi vengono definiti come scuole volontarie per l’addestramento contro l’estremismo. Indipendentisti islamici si sono resi protagonisti di vari attentati tra la fine degli anni Novanta del secolo passato e fino al 2016, tra cui nel 2014 il massacro con 33 morti e 135 feriti nella stazione ferroviaria di Kunming, capoluogo della provincia cinese dello Yunnan.

Sterilizzazione

Negli ultimi tempi si sono diffuse voci di sterilizzazione forzata delle donne uigure. Le autorità cinesi hanno negato anche queste informazioni. Pechino rileva che la crescita del gruppo etnico uiguro è superiore a quella della popolazione totale della regione e i diritti delle minoranze etniche sono stati pienamente garantiti. Inoltre, quasi 3 milioni di residenti sono stati sollevati dalla povertà nello Xinjiang dal 2014 al 2019, con il tasso di povertà della regione che è sceso all’1,24% nel 2019 dal 19,4% nel 2013.