Dopo Hong Kong la Cina rivuole anche Taiwan. Tensione e manovre militari

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Taiwan Cina

di Oriana Mariotti

Lo status di nuova potenza del terzo millennio Taiwan se lo sta guadagnando proprio ora – negli ultimi mesi del 2020 – grazie alla gestione oculata della pandemia. Tanto che la sua leader, la presidentessa Tsai-Ing Wen, è stata annoverata tra le 100 persone più influenti al mondo dal settimanale statunitense Time Magazine. Un fastidioso imprevisto per il governo cinese che vorrebbe i riflettori spenti su Taiwan, l’isola che si è emancipata dalla Cina alla fine della guerra civile del 1949. E che dal 1987 ha iniziato un processo di democratizzazione che ha portato il Paese ad essere oggi la prima vera democrazia liberale di tutta l’Asia. A Taiwan i matrimoni gay sono legali e la popolazione si identifica con orgoglio come taiwanese e non più “cinese”.

Il monito

Pechino tuttavia non ha mai rinunciato alla riunificazione dell’isola alla Repubblica Popolare Cinese. Anzi il suo capo di Stato, Xi Jinping ha recentemente dichiarato che riacquisire Taiwan è uno degli obiettivi principali del Partito comunista, nel quadro nazionale della ricostruzione della “Grande Cina”. Gli ultimi fatti di Hong Kong lo dimostrano. L’imposizione delle nuove norme nazionali di sicurezza che hanno definitivamente limitato l’autonomia di Hong Kong sono un monito per Taiwan. La Cina non ha solo sedato un anno di proteste imponendosi con la forza sugli attivisti di Hong Kong, ma ha voluto inviare un messaggio a Taipei – ha dichiarato Tiang Feilong, professore associato all’Università di Legge di Beihang a Pechino, in una recente intervista a DW News – e a Washington, che ha approvato da poco la vendita di armi a Taiwan.

L’invasione

Gli analisti americani avvertono: un’invasione armata da parte della Cina non appare imminente, ma è probabile entro la fine di questo decennio, più precisamente nel 2028. L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ne ha tutte le capacità. E la dimostrazione di questa teoria sono le sempre più frequenti incursioni dei caccia cinesi nello spazio aereo dell’isola, come le esercitazioni delle navi nelle acque limitrofe. Nelle ultime settimane almeno 40 aeromobili militari cinesi hanno superato la cosiddetta linea mediana dello stretto di Taiwan, un divisione non ufficiale dei due territori che fino ad ora era stata rispettata da entrambe le parti. Ma a settembre la Cina ha dichiarato che quella linea di confine non è mai esistita.

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