Pace firmata in Sudan, stop a guerra civile. Due gruppi ribelli restano fuori

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Sudan pace

di Oriana Mariotti

Dopo decenni di guerra civile, il governo di transizione di Khartum e i gruppi ribelli firmano una pace storica per il Sudan. Solo due gruppi sono rimasti fuori dall’accordo, che era stato raggiunto il 31 agosto scorso dopo un anno di trattative. Il trattato di pace dovrebbe porre fine alle violenze, che hanno portato ad almeno 100mila vittime. Il momento della firma nella capitale del Sud Sudan Giuba, è stato sottolineato, secondo il racconto di un giornalista dell’agenzia AFP presente, da sorrisi e gesti di approvazione. “Oggi abbiamo raggiunto un accordo di pace. Siamo felici. La nostra missione è compiuta”, queste le parole di Tut Gatluak, capo del team di mediazione governativo, subito prima della firma dell’accordo. Anche i garanti del trattato di pace Ciad, Qatar, Egitto, Unione Africana, Unione Europea e Nazioni Unite hanno apposto le proprie firme in questa storica giornata.

Punto interrogativo

Il vicepresidente del Consiglio sovrano del Sudan, Mohamed Hamdan Daglo – meglio conosciuto con lo pseudonimo di Hemeti -, ha siglato l’accordo per conto di Khartum. Per i ribelli un rappresentante del Fronte Rivoluzionario del Sudan (SRF) ha apposto la firma al trattato, insieme a rappresentanti dei gruppi appartenenti alla coalizione. L’SRF comprende gruppi ribelli che provengono dalle regioni del Darfur, del Nilo Blu e del Sud Kordofan. La pace riguarda diversi ordini di problemi di non facile soluzione: la proprietà terriera, risarcimenti e compensazioni, la salute pubblica e la divisione dei poteri. Tra i punti chiave anche il rientro dei rifugiati e lo spostamento delle merci e delle persone all’interno del Paese. Secondo l’accordo di pace i combattenti della coalizione saranno nel tempo incorporati nelle forze di sicurezza governativa. La fine del regime di Omar al-Bashir nel 2019 è all’origine del processo di pace in Sudan, ma la mancata firma di due gruppi ribelli radicati nel territorio, pone un significativo punto interrogativo sulla solidità dell’accordo raggiunto.

(foto da profilo Twitter Sudan News Agency-SUNA)

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