Continuano le tensioni franco-turche dopo la decisione di Macron di intensificare i controlli sulle moschee e di rafforzare le leggi sulla separazione tra Stato e Chiesa

di Oriana Mariotti

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha criticato aspramente il suo omologo francese, Emmanuel Macron, che la scorsa settimana aveva parlato di un Islam in crisi in tutto il mondo, difendendo i valori secolari della Francia. Per Erdogan le esternazioni di Macron sono una evidente e aperta provocazione, da parte di uno statista che si comporta invece come un vecchio colonialista.

Secolarismo

Nei piani di Macron per liberare l’Islam francese da cattive influenze esterne al Paese, c’è anche il rafforzamento della legge del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa. La legge pose fine al Concordato napoleonico e all’antica unione tra la Chiesa cattolica e il potere politico in Francia, ristabilendo il secolarismo. È tuttora considerata una legge cardine della laicità del popolo francese.

Provocazione

Il presidente francese ha annunciato anche un maggior controllo delle scuole private coraniche, così come sui finanziamento esteri alle moschee. Questi provvedimenti hanno fatto indignare Erdogan: “Le affermazioni di Macron secondo il quale l’Islam sarebbe in crisi, sono un’aperta provocazione e vanno ben oltre il rispetto”, ha dichiarato il ‘sultano’ in una intervista tv. E ha aggiunto severo: “Chi sei tu per parlare così dell’Islam? Attaccare i musulmani è diventato uno degli strumenti principali usati dai politici europei in crisi di consensi. Ci aspettiamo che Macron agisca come un uomo di Stato responsabile, invece che come un governatore coloniale”.

Unione Europea

Macron, stop a “separatismo islamista”. Francia difende valori laiciLa Francia e la Turchia sono già ai ferri corti sui diritti delle acque territoriali nel Mediterraneo, sulla Libia e sul conflitto nel Nagorno-Karabakh. Tradizionale la simpatia della Francia nei confronti del popola armeno, a partire dalla condanna del genocidio perpetrato dall’Impero ottomano all’inizio del ‘900. La Turchia fa parte della NATO, ma non dell’Unione Europea. Le trattative di lunga durata tra Bruxelles e Ankara sono diventate ancora più difficili con il rafforzamento in chiave autoritaria del potere di Erdogan. Ciò ha reso sempre più nette le distanze su temi decisivi quali il rispetto dello stato di diritto e la tutela dei diritti umani. L’entrata della Turchia nell’Unione Europea è un obiettivo che il governo di Ankara coltiva sin dagli anni ’80 del secolo scorso. Ma i negoziati partiti nel 2005 sono in stallo, se non di fatto arenati.