Covid

Di fronte all’attacco del virus la Lombardia teme un collasso sanitario e chiede al governo il coprifuoco dalle 23 alle 5, a partire da questo giovedì 22 Ottobre. Coprifuoco – un termine che non piace per niente al premier Conte – sul modello francese che implichi lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, ad esclusione dei casi ‘eccezionali’ (motivi di salute, lavoro e comprovata necessità), nell’intera Regione. La prima risposta del governo, con il ministro Speranza, sembra favorevole alla sollecitazione lombarda: “d’accordo, parliamone, pronti a collaborare”.

La proposta dell’istituzione di una misura come il coprifuoco, molto più restrittiva di quelle contenute nei dpcm dell’esecutivo, nasce dall’allarme per i numeri del Covid-19 e dalle previsione dei sanitari lombardi: nelle ultime 24 ore si sono registrati nella Regione 2.067 nuovi casi positivi al coronavirus e 26 decessi. Di questo passo entro la fine del mese ci potrebbero essere 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4.000 in terapia non intensiva. In più il tracciamento dei positivi ha smesso di funzionare: troppi i nuovi casi e troppo poco personale sanitario addetto. La proposta formulata al governo è stata avanzata all’unanimità dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo della Lombardia, dal presidente dell’Anci, Mauro Guerra, dai capigruppo di maggioranza e di opposizione e dal governatore Attilio Fontana, per fronteggiare la diffusione del virus “preso atto – dice una nota del Pirellone – di quanto rappresentato dal Comitato Tecnico Scientifico lombardo.

“Sono d’accordo sull’ipotesi di misure più restrittive in Lombardia. Ho sentito il Presidente Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore” ha dichiarato all’Ansa il ministro della Salute Roberto Speranza. Oltre alla richiesta al governo per istituire il coprifuoco dalle 23 alle 5, nella riunione che si è tenuta oggi con il presidente della Regione Attilio Fontana e tutti i sindaci dei Comuni capoluogo, “tutte le parti intervenute hanno condiviso l’opportunità della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, della media e grande distribuzione commerciale, tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità”.