Giovani foto thinktank.vision

La pandemia da Covid-19 sta causando morti e crisi economica, ma anche danni collaterali gravissimi alle generazioni di giovani in tutto il mondo

di Oriana Mariotti

I giovani, questi sconosciuti in preda a paura del vuoto, del silenzio e della solitudine, sono la fascia sociale più a rischio dei postumi da pandemia. Hanno messo la loro vita in pausa e non hanno aspettative sul futuro. I governi di tutto il mondo non sono in grado di proteggere la Generazione Z dall’impatto del Covid-19. Questo causerà danni alle generazioni di adolescenti di oggi e a quelle future, con la forbice delle disuguaglianze sociali che si allarga spaventosamente. Bambini, adolescenti e giovani di oggi rischiano di diventare la “Lost Generation” del futuro. I ragazzi dai 6 ai 24 anni, che chiamiamo anche Generazione Z, non sono vittime dirette del virus dal punto di vista della salute fisica, ma lo sono sotto l’aspetto della salute psichica. E rischiano danni irreparabili.

Futuro

I 20enni che studiano ancora sono costretti alle lezioni online, allo studio a casa, alle cene tra pochi amici al posto della movida notturna. Sono insomma in stand by, la loro vita è in pausa Covid. Sono in difetto di relazioni umane come gli adolescenti. La vita per loro ricomincerà, ma quando? Chi di loro lavora è in bilico tra stipendi incerti e impieghi precari, figli di milioni di famiglie a rischio povertà. Sono questi i giovani che chiedono più responsabilità e certezze alla generazione degli adulti. Vogliono sapere che futuro verrà dopo la pandemia e sono i primi a rendersi conto che non basterà aspettare che il virus passi e tornare indietro mantenendo gli stili di vita del pre pandemia. Sono loro che hanno indicato la strada ai grandi della Terra con i Fridays for Future, affinché non si ritorni al ‘business as usual’, ma si intraprenda definitivamente la strada dello sviluppo sostenibile ed equo. Unico modo per non disperdere capitale umano e nel contempo salvare il pianeta dal declino bio-climatico.

Rischi

Prima della pandemia la disoccupazione giovanile in Europa dai 15 ai 24 anni era pari al 14,9%, ad agosto 2020 è salita al 17,6%, una cifra in aumento continuo. In alcuni paesi dell’Unione Europea la situazione è più critica che in altri. In Gran Bretagna, ad esempio, il dato sulla disoccupazione giovanile non è mai stato così elevato negli ultimi 40 anni. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha suonato l’allarme in luglio e ha proposto un pacchetto a sostegno dei giovani, il lavoro e l’istruzione. Ma non basta. I think tank mondiali, legati ai gruppi di ricerca universitari sui disagi psicologici dovuti alla pandemia, ad esempio l’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra, ammettono che il mondo degli adulti ha fallito nelle risposte ai giovani e alle loro famiglie. Oggi rischiamo di crescere una generazione inascoltata e impaurita, dimenticata e svalutata. In Italia anche i ricercatori ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) hanno dedicato l’ultimo evento nazionale, sui ‘goal’ dell’Agenda 2030, ai giovani: “È necessario ascoltare i ragazzi parlare di futuro”. Ma c’è poco tempo.

(foto thinktank.vision)