Vaccino
(foto di Mohamed Hassan da Pixabay)

Notizie diverse da esperti virologi di tutto il mondo, a partire dall’immunità di gregge. Il pot-pourri dell’immunologia internazionale non fa bene né all’ansia delle persone né alla pandemia

di Oriana Mariotti

Siamo tutti allo stremo delle forze, fisiche e psicologiche, dopo quasi un anno di stress da virus. Per non parlare di chi il virus lo ha dovuto combattere dentro di sé e di chi non è riuscito a sconfiggerlo. E i virologi di tutto il mondo parlano, parlano, parlano. Ce ne fosse uno che dice la stessa cosa del suo collega che lo ha preceduto in questa o quella trasmissione televisiva o sui giornali. Pareri diversi sulla malattia più spaventosa del secondo millennio, uno totalmente contrario all’altro, si rincorrono ogni giorno tra Europa e Stati Uniti. La CNN: “Uno studio inglese dimostra che l’immunità da Covid-19 si affievolisce troppo in fretta”. E il Corriere.it in un’intervista alla virologa Ilaria Capua: “Il vaccino sarà lento. Spero nell’immunità di gregge”. Repubblica.it del 20 ottobre: “Germania, rivolta dei virologi contro i difensori dell’immunità di gregge”.

Gran Bretagna

A chi dobbiamo dare retta? Partiamo dallo studio effettuato dall’Imperial College di Londra in collaborazione con Ipsos MORI (la società di ricerche di mercato con sede a Londra), pubblicato lunedì 26 ottobre. La ricerca si basa su 350mila persone testate in tutta l’Inghilterra, durante il primo picco pandemico. Nel 26% dei casi gli anticorpi presenti negli individui infettati dal Covid-19 hanno perso di efficacia nel giro di tre mesi. “Questo risultato dimostra che l’immunità da Coronavirus svanisce nell’arco di 6-12 mesi dopo l’infezione”, ha dichiarato Helen Ward, professore alla Facoltà di Medicina presso l’Imperial College. All’inizio dello studio, in giugno, il 6% dei testati aveva gli anticorpi IgG, a settembre solo il 4,4% di loro presentava ancora gli stessi anticorpi, cioè le proteine che il corpo umano genera per difendersi dall’infezione. Gli IgG permangono comunque più a lungo nelle persone giovani rispetto agli anziani sopra i 75 anni di età, che quindi hanno minor copertura e rischiano di riprendere il virus con più facilità e dopo un breve lasso di tempo dalla prima infezione.

Italia

In contemporanea con la notizia dello studio inglese l’intervista all’immunologa italiana Ilaria Capua, veterinaria esperta di influenza aviaria, che vive e lavora in Florida. La virologo ha dichiarato che a causa dell’impossibilità di mantenere il distanziamento sociale i laboratori dove si studia il vaccino contro il Coronavirus hanno dovuto rallentare il lavoro. I vaccini tarderanno ad arrivare sul mercato e dunque ci vorrà molto tempo prima di avere dosi in quantità per tutta la popolazione mondiale. E se il vaccino allo studio negli Stati Uniti sarà efficace o meno non lo sapremo prima di dicembre. “Pensate al vaccino per l’influenza – ha spiegato la Capua – lo sappiamo fare e distribuire, eppure non si trova”. Se non si riescono a produrre abbastanza dosi di vaccino anti-influenzale per tutti, figuriamoci se si può ipotizzare di produrre dosi sufficienti di un vaccino che ancora non esiste in breve tempo. “Non sappiamo neanche se l’efficacia possa essere raggiunta con una dose o se ce ne vorranno di più”, ammonisce la virologa e aggiunge che “in primo luogo bisogna arrivare all’immunità di gregge, facendo girare lentamente il virus”. Perché se continua a girare troppo velocemente, come sta succedendo in questi ultimi mesi, provocherà troppi morti.

Germania

Appena una settimana fa a Berlino c’è stato un duro scontro tra virologi tedeschi e britannici/americani sull’immunità di gregge, come riporta La Repubblica online. Secondo i primi l’immunità di gregge invocata dalla dichiarazione Great-Barrington è una follia. Il documento è quello firmato il 4 ottobre 2020 presso l’Istituto Americano di Ricerca Economica di Great Barrington, nel Massachusetts, dai professori Martin Kulldorff (Università di Harvard), Sunetra Gupta (università di Oxford) e Jay Bhattacharya (Università di Stanford). Secondo gli epidemiologi al posto del lockdown, che provoca effetti dannosi per la salute mentale e fisica delle persone, sarebbe meglio adottare misure di protezione focalizzate sulle fasce più deboli. E permettere invece ai giovani e a tutti coloro che sono mediamente in salute di raggiungere l’immunità di gregge. Contro questa tesi sono insorti gli scienziati tedeschi, con a capo Christian Drosten, esperto della Charitè di Berlino e consulente del governo Merkel, che ha dichiarato: “Il rischio elevato di un decorso grave del Covid-19 vale per le persone obese, per chi ha il diabete, il cancro, un’insufficienza renale, patologie croniche ai reni e dei polmoni, per chi ha avuto un ictus o un trapianto e per chi è incinta”. Questo rende impossibile difendere e proteggere un categorie così ampie di persone in tutto il mondo. Inoltre, vale anche secondo i tedeschi, l’osservazione dello studio britannico dell’Imperial College, che non è affatto chiaro quanto duri l’immunità dopo il primo contagio.

(foto profilo Facebook Paolo Tinghi)