Mes o non Mes, questo è il problema. Il ribaltone di Berlusconi complica tutto

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(foto da profilo FB S. Berlusconi)

Il Cavaliere ci ha abituati ai ribaltoni. Ha cambiato idea svariate volte dopo aver dato la sua parola, dalla Bicamerale al patto del Nazareno. Non c’è quindi da stupirsi dal nuovo revirement sul Mes. Un cambio di rotta, in verità piuttosto arzigogolato, perché dice no alla riforma complessiva del Mes all’esame di Bruxelles, ma sì al Mes sanitario. Insomma, il solito guazzabuglio all’italiana in cui sguazzano felici sovranisti, nazionalisti e pentastellati duri e puri.

Firma

In poche parole, al momento il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in sede di Eurogruppo ha tolto il veto dell’Italia alla riforma complessiva del Mes. Una riforma che avrebbe dovuto evitare il ripetersi di tragiche esperienze come quelle della Grecia, ma che non convince per nulla Lega, Fdi e i 5stelle che parlano di cappio al collo e di Troika. I cambiamenti riguardano le cosiddette condizionalità per un paese in difficoltà che dovesse ricevere gli aiuti del Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva-Stati. E poi una serie di misure per evitare crac bancari, il cosiddetto “common backstop”. La firma del nuovo Mes riformato è prevista per il prossimo 27 gennaio, poi come in tutte le complicate vicende europee dovrà arrivare la ratifica de Parlamenti in tutti i 19 Stati membri.

Vigilia

Un processo di lunga gittata, che da noi potrebbe però avere un preliminare di rilievo per il governo di Giuseppe Conte nel voto di una mozione alla vigilia della riunione del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, dove i capi di Stato e di governo parleranno anche di Mes. Ecco allora il colpo di scena di Berlusconi. “Il 9 dicembre – ha annunciato il leader azzurro – non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes, perché non riteniamo che sia soddisfacente per l’Italia”. Primo, sostiene il Cav, “le decisioni verranno prese a maggioranza dagli Stati, il che vuol dire che i soldi versati dall’Italia potranno essere utilizzati anche contro la volontà italiana”. In secondo luogo “il Fondo sarà europeo solo nella forma, perché il Parlamento europeo non avrà alcun potere di controllo e la Commissione europea sarà chiamata a svolgere un ruolo puramente notarile”.

Caos

Tuttavia, per non risparmiare nulla alla ricerca del caos, l’ex premier forzista dice di volere i 37 miliardi del Mes sanitario destinati alla lotta al Covid. Cosa che lo pone in rotta di collisione con i suoi alleati di centrodestra, che agiscono di conserva con gli oltranzisti euroscettici pentastellati. Così Luigi Di Maio può tranquillamente ingarbugliare tra loro Mes riformato e Mes sanitario: “Il Mes – afferma – non serve e la riforma è peggiorativa. Finché ci sarà il M5s al governo non si userà, anche perché non ci sono i numeri in Parlamento. Il dibattito non ha neanche ragione di esistere”. Una babilonia politica che aggrega e disaggrega forze di governo e di opposizione e che serve unicamente a minare la già debole credibilità del sistema Italia. Inesorabile il giudizio del vicesegretario Pd, Andrea Orlando: “Berlusconi è tornato all’ovile. Dal Ppe è tornato sotto l’ala di Salvini”. E poi agli alleati nell’esecutivo giallorosso ricorda: “Il M5s porta avanti una posizione abbastanza incomprensibile. Si può anche sostenere che il Mes non vada preso, ma non si capisce che ci sia da opporre al fatto che uno strumento sia utilizzato per impedire un fallimento”.

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