Israele torna al voto, quarta volta in 2 anni. Tra Netanyahu e Gantz terzo incomodo Sa’ar

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Israele torna al voto per la quarta volta in due anni. Ma questa volta alla sfida tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, sembra aggiungersi un terzo incomodo, Gideon Sa’ar, 54 anni, ex rivale dell’attuale premier nel Likud. Il tutto mentre il Paese potrebbe prepararsi a un nuovo lockdown di tre settimane, compresa la totale chiusura delle scuole, in seguito al riacutizzarsi dei contagi da Covid-19. Lo scioglimento della Knesset è avvenuto per l’impossibilità della traballante coalizione tra il Likud di Netanyahu e il partito Blu e Bianco di Gantz di rispettare la scadenza per l’approvazione del bilancio. Israele tornerà alle urne il 23 marzo 2021.

Staffetta

In base all’accordo per un esecutivo di unità nazionale, seguito alle elezioni del marzo scorso, Gantz avrebbe dovuto assumere il ruolo di primo ministro, in una staffetta con Netanyahu, nel novembre dell’anno prossimo. Proprio per questo c’era un’intesa sull’approvazione del budget anche per il 2021. Netanyahu ha però cambiato idea, con l’obiettivo secondo diversi osservatori di approfittare dei sondaggi favorevoli per formare una nuova maggioranza, che potrebbe garantirgli l’immunità in vista del processo per corruzione a suo carico, che partirà a febbraio prossimo. Al contrario Gantz appare in caduta libera di consensi. Il suo partito Blu e Bianco è stato indebolito dalla scissione di Yesh Atid-Telem, formazione centrista guidata da Yair Lapid e Moshe Ya’alon, contraria al governo di emergenza con Netanyahu. Tuttavia, anche se il Likud appare destinato a rimanere il maggior partito, l’arrivo del partito di Sa’ar (il New Hope, liberal-conservatore) potrebbe rivelarsi la vera sorpresa.

Sondaggi

I sondaggi al momento a disposizione offrono altre novità. Dalla Knesset potrebbero scomparire i laburisti, eredi del partito che con David Ben Gurion portò alla fondazione dello Stato di Israele. Mentre a destra sembra farsi strada l’alleanza denominata Yamina, che potrebbe quasi triplicare i seggi. In stallo la formazione nazionalista laica Yisrael Beiteinu, guidata da Avigdor Lieberman, espressione soprattutto dell’emigrazione dalla Russia e un tempo vero ago della bilancia. In crescita a sinistra i verdi-socialdemocratici di Meretz. Stabili i partiti religiosi ortodossi di governo Shas e United Torah Judaism. In discesa la Joint List dei partiti che rappresentano gli arabo-israeliani. Il sistema elettorale è proporzionale con uno sbarramento fissato al 3,25%. La maggioranza alla Knesset richiede almeno 61 seggi.

Accordi di Abramo

Netanyahu affronta la sfida senza più la copertura internazionale degli ottimi rapporti con Donald Trump. Questi hanno portato agli “accordi di Abramo” con Emirati e Bahrain e poi a nuovi rapporti diplomatici con Marocco e Sudan e anche a una distensione con l’Arabia Saudita. Resta netta la contrapposizione con l’Iran, mentre sul fronte interno decisivi sono la lotta contro il Covid e la ripresa dell’economia, sconvolta dalla pandemia. Netanyahu non ha dubbi: “Le elezioni anticipate sono una decisione errata da parte di Blu e Bianco, ma con l’aiuto del popolo di Israele il Likud riporterà una vittoria enorme”. Gli accordi raggiunti con i Paesi musulmani prevedono al momento il congelamento del progetto di annessione di alcune parti della Cisgiordania. In ogni caso, Netanyahu dovrà fare i conti con l’opposizione di Sa’ar alla soluzione dei due Stati. Per il leader di New Hope sarebbe “un errore tornare all’idea di stabilire uno Stato palestinese in Giudea e Samaria”, mentre ci sarebbe la disponibilità a sostenere l’autonomia palestinese in una federazione con la Giordania.

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