2020 un anno straordinariamente terribile, che finirà nella storia

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2020
(foto di mohamed Hassan da Pixabay)

“Alcuni anni sono così ricchi di eventi da essere considerati fondamentali nella storia. Anni in cui le guerre e la schiavitù finirono e le profonde fratture generazionali vennero finalmente alla luce – 1865, 1945 e 1968 tra gli altri. L’anno 2020 entrerà sicuramente a far parte di questa lista”, Dean Baquet – The Times

Negli ultimi mesi siamo stati ‘costretti’ a ricercare momenti di luce, abbiamo trovato conforto negli animali, nella colazione fatta in casa la mattina e – per i disordinati tra noi – nella gioia di non riordinare. Abbiamo guardato un sacco di televisione, alcune trasmissioni eccellenti, altre di scarso valore culturale, ma pazienza. Abbiamo preso tutto il buono che abbiamo potuto e anche qualcosa di meno buono, purché a portata di mano. Abbiamo cucinato, cucinato e cucinato, e poi ordinato da asporto. A volte abbiamo giocato a tennis o a padel all’aperto (almeno chi non ama correre per la città) e anche ai videogiochi, con o senza i nostri figli. E tutto sommato siamo contenti di essere arrivati a Natale. Sani e salvi. Durante i mesi di lockdown, le persone hanno portato e trovato amore, resilienza e talvolta solo chiarezza attraversando tempi e luoghi difficili e senza speranza. La pandemia ha unito le persone, anche se le ha allontanate fisicamente. I volontari della Croce Rossa e i ‘volontari e basta’ hanno riempito i vuoti e le dispense dei quarantenati chiusi soli in casa o in hotel dedicati. Le espressioni di uno straordinario amore ce le hanno regalate gli anziani: coppie di coniugi ultra ottantenni divisi dal vetro di una parete ospedaliera, e al confine tra Germania e Danimarca, due amanti ottantenni hanno trovato un modo romantico per tenersi (quasi) in contatto: lei porta il caffè, lui la grappa.

Resilienza

Resilienza: “L’inverno è un periodo primordiale di morte e perdita, e un periodo di dolore”, ha scritto Elizabeth Dias, giornalista americana. “Ci ricorda che l’oscurità, non solo la luce, fa parte del ritmo ricorrente di ciò che significa essere umani.” Papa Francesco nell’aprile scorso già fece un appello alla resilienza come diffusa capacità di vita: Mai come in questi giorni tempestosi – che ricorderemo come quelli del Coronavirus – abbiamo sentito l’esigenza di raffinare le competenze umane, spirituali, professionali e organizzative attraverso cui abitualmente accompagniamo i percorsi di resilienza delle tante persone vulnerabili accolte nei nostri servizi apostolici perché esposte a sradicamenti, violenze dirette e/o assistite, sfruttamenti sessuali e/o lavorativi, marginalizzazioni e discriminazioni. Nella vita di tutti i giorni abbiamo trovato la resilienza nella resistenza a casa con il meglio di film meravigliosi, il meglio dei libri per bambini, album musicali da celebrare, eccetera eccetera. I critici ed editori hanno compilato elenchi del “meglio di” quasi tutto: musica classica, libri, canzoni, teatro, danza, podcast, jazz. E mentre in Gran Bretagna arriva la chiusura della Brexit, con un Boris Johnson che si permette di ironizzare sul mercato della pesca (tanto lui non fa di mestiere il pescatore), Joe Biden negli USA sta per prendere possesso della Casa Bianca (se Trump non la raderà al suolo prima) trovando il termine perfetto per il momentum: inshallah.

Perdite

Quest’anno, il mondo ha perso più di 1,7 milioni di persone a causa del Coronavirus, con più di 300.000 morti solo negli Stati Uniti. In Italia il tasso di positività risale nel giorno del Santo Natale a 12,49% (fino al 24 dicembre era sceso al 9,3%). Il mondo nel 2020 ha perso tante persone che non sono numeri, sono figli, genitori, esseri umani di ogni razza e nazionalità, e non solo per il Covid. Tra questi anche lavoratori impegnati, come medici e infermieri, sempre in prima linea e persone che erano sopravvissute in precedenza all’Olocausto, all’influenza spagnola e ad altre tragedie. Le uccisioni di George Floyd, Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e tanti altri negli Stati Uniti hanno spezzato il cuore della gente e provocato proteste per la giustizia razziale in tutto il mondo. Abbiamo anche perso e celebrato persone la cui vita ha contribuito a plasmare la storia. Tra di loro il mondo del calcio ha perso da poco il campione argentino e figlio adottivo di Napoli Diego Armando Maradona. E Paolo Rossi, il ‘Pablito’ nazionale che fece piangere Brasile e Germania, regalandoci il campionato del mondo in un momento storico in cui l’Italia come ora doveva rinascere. Il basket internazionale ha visto la fine improvvisa e inaspettata della star indiscussa Kobe Bryant, precipitato con l’elicottero per un incidente assurdo sui monti di Los Angeles. Il mondo dello spettacolo italiano ha perso il suo mattatore più amato, il grande Gigi Proietti. Il Covid ci ha lasciati troppo presto orfani di Luis Sepulveda, scrittore e giornalista, poeta e attivista cileno naturalizzato francese. Chissà se il suo gatto fantastico è riuscito a far volare lassù in alto anche la sua anima.

Aspettative

In tutta Italia e non solo, molte persone aspettavano il Natale con i propri cari per lenire il dolore di un anno di lutto. Ma con un’ondata di infezioni da Coronavirus in crescita, un numero di morti che non scende il governo Conte è stato costretto a organizzare nuovi blocchi e zone rosse che hanno infranto quelle speranze. Tutti a casa per le vacanze, dunque, un significato che quest’anno ha del minaccioso: non c’è nessun altro posto dove andare. Restrizioni simili sono in vigore in tutto il resto d’Europa, compresa la Germania, dove la cancelliera Angela Merkel ha esortato il pubblico a evitare le visite dei familiari. Negli Stati Uniti, dove i numeri dei casi Covid sono peggiorati più che mai, il paese è arrivato a raggiungere numeri pandemici incredibilmente alti per Natale. Anche con la promessa di nuovi aiuti federali da parte del neo eletto presidente Biden, molti americani senza lavoro si sono ritrovati ad affrontare quest’anno una vacanza senza soldi, cercando di festeggiare il festeggiabile a casa. “Un Natale così strano non poteva aspettarselo nessuno. E chi avrebbe immaginato che lo sterminatore di innocenti volesse ancora una volta riprendersi tutta la scena di questo mondo, con il suo odio antico, travestito da un “virus killer” che diffonde paura e dolore! “Erode-Covid” questo è il tuo nome, oggi e di nuovo, perfidamente, come il tuo alleato, il serpente antico, tu miri a devastare tutto ciò che puoi…”, ha scritto nel suo editoriale don Aldo Bonaiuto, discepolo di don Benzi, nel giorno di Natale. Speriamo tutti, proprio tutti, che questo maligno esca dalle nostre case, dalle scuole dei nostri figli, dall’aria che respiriamo sul Pianeta meraviglioso che ci è stato donato e che ci ha inviato il suo ultimo appello accorato. Aspettiamo in fila per il vaccino nell’anno che verrà senza perdere la visione globale, l’unica che ci aiuterà a salvare l’Umanità.

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