Assange non può essere estradato negli Usa. Per tribunale di Londra rischia suicidio

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Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, non può essere estradato negli USA. Lo ha deciso il tribunale di Londra che ha esaminato la richiesta di Washington. Il no del giudice distrettuale, Vanessa Baraitser, per le preoccupazioni relative alla salute mentale e al rischio di suicidio negli Stati Uniti. Il 49enne giornalista e attivista australiano è ricercato dalla giustizia americana per spionaggio in seguito alla pubblicazione di migliaia di documenti classificati avvenuta tra il 2010 e il 2011. Per Washington le fughe di notizie hanno infranto la legge e messo in pericolo vite umane. Ora le autorità statunitensi hanno 14 giorni per presentare ricorso.

Guantanamo britannica

Assange è rientrato nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, nel sud-est di Londra, soprannominata la Guantanamo britannica. I legali del giornalista presenteranno una domanda di libertà su cauzione. Negli Usa le accuse contro Assange sono 18 e riguardano la pubblicazione da parte di WikiLeaks di 500 mila file segreti sulle campagne militari in Afghanistan e Iraq. La condanna massima prevista è fino a 175 anni di prigione. Per il giudice britannico la condotta di Assange, se dimostrata, non sarebbe protetta dal diritto alla libertà di parola. Tuttavia ha riconosciuto che la depressione di cui soffre sarebbe stata esacerbata dalle “condizioni di detenzione severamente restrittive” negli Stati Uniti. Assange ha affrontato molteplici controversie, comprese accuse di violenza sessuale in Svezia. Proprio per evitare l’estradizione a Stoccolma, nel 2012 si rifugiò nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Nel 2019 con la caduta del presidente progressista, Rafael Correa, portò alla revoca dell’asilo politico e all’arresto da parte delle autorità inglesi.

Tortura

I sette anni nei ristretti locali dell’ambasciata e poi il carcere di Belmarsh hanno messo a dura prova la salute mentale e fisica di Assange. Secondo il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer, che ha visitato Assange nel maggio 2019 in prigione: “Assange mostra tutti i segni tipici delle vittime di torture psicologiche: ansia intensa, sindrome da stress cronico che hanno deteriorato la sua capacità cognitiva e le funzioni neurologiche”. Alla lettura della sentenza la sua compagna Stella Moris, con la quale ha due figli piccoli, ha pianto. I sostenitori di Assange e di WikiLeaks, il sito web fondato nel 2006, hanno festeggiato. Soddisfatto anche un altro ricercato dalla giustizia Usa, l’ex tecnico della CIA, Edward Snowden, che ha trovato riparo in Russia.

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