Pd, superare i venti di crisi. Zingaretti, ora “realizzare un Paese nuovo”

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N. Zingaretti
(foto da profilo Facebook N. Zingaretti)

Non lasciarsi travolgere dai venti di crisi, ma “dare una svolta alla storia dell’Italia, realizzare un Paese nuovo”. Nicola Zingaretti, alla direzione nazionale del Partito Democratico, torna a dare una sferzata di fronte a “un’emergenza sanitaria, economica e sociale che non tollera rinvii”. Il segretario dem segnala: “Da mesi chiediamo al governo un rilancio”, la “ripartenza di una coalizione che, dopo la fase dell’emergenza, deve affrontare con maggiore unità, solidità, fiducia la ricostruzione dell’Italia”. E “questo obiettivo non si raggiunge con la pigrizia nell’azione di governo, bisogna accelerare”.

Procedere

Il Pd ha sostenuto l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte “con la massima lealtà”, da qualche osservatore bollata ingiustamente come subalternità, e torna con schiettezza a dire che “è il momento di decidere e di procedere”. Invece, “la conflittualità dentro la maggioranza” è “aumentata, oltre il livello di guardia, e questo ha creato un clima di incertezza che può arrecare danni alle condizioni di vita di milioni di italiani. Non sottovalutiamo la disperazione e la rabbia delle persone se, a fronte di paure e incertezze, la politica assumesse il volto dei giochi di palazzo. C’è un humus sociale ad alta infiammabilità, ci sono pensieri incendiari pronti a scatenarsi”. Zingaretti ricorda che siamo alla vigilia della definizione del percorso del Recovery fund“. Le “fibrillazioni rischiano di mandare in frantumi il lavoro di un anno. Dentro una pandemia tragica, provocare elezioni anticipate sarebbe un errore imperdonabile”. D’altro canto anche l’ipotesi di “un altro governo, confuso, trasformista, trasversale, tecnico”, non porterebbe all’Italia “nulla di buono”.

Sintesi

Il Partito democratico non ha “mai temuto il voto. Alla fine tornare al popolo è sempre un’ultima istanza democratica. Ma in questo momento davvero occorrerebbe fare altro”. Quindi, stop a “richieste ultimative, prepotenze o imposizioni, pretese unilaterali. Ognuno deve saper rinunciare a qualcosa e misurare i propri convincimenti e le proprie proposte con i convincimenti e le proposte degli altri. Un programma di coalizione si costruisce così”. Zingaretti non ha dubbi: “Si vada quindi avanti sul confronto sul Recovery. Non vedo ostacoli insormontabili a un progetto serio, condiviso e coraggioso”. Un suggerimento al premier Conte: “Sarebbe importante che prenda un’iniziativa per arrivare a una proposta di patto di legislatura. Si trovi il livello più alto possibile di sintesi. Si adotti il testo nel Consiglio dei ministri e si avvii il percorso parlamentare, così da coinvolgere il Paese sulle scelte fondamentali per i prossimi anni”. Il Pd ha indicato i suoi orientamenti: “La strada da imboccare è non frammentare le risorse europee con una miriade di interventi di corto respiro, ma destinarle ad azioni dall’alto impatto trasformativo e per questo capaci di sviluppare filiere virtuose nei settori più avanzati dal punto di vista tecnologico, della sostenibilità ambientale, dell’innovazione sociale e culturale”.

Balzo

È una partita che va giocata al meglio delle capacità, come quella in atto contro la pandemia: “L’Italia, a dispetto di tanti profeti di sventura – rileva Zingaretti -, finora si è mossa bene. Nel modo giusto”. E l’avvio della campagna vaccinale rappresenta una “speranza decisiva per tutti noi”, ma “ci attendono altri mesi di impegno pesante per riuscire a contenere e bloccare il contagio”. Una battaglia che non si svolge solo sul fronte sanitario, decisivo è il fronte economico e sociale. “Contrastare gli effetti negativi a medio-lungo termine della pandemia, in particolare sulle persone più svantaggiate, diventa un nostro impegno fondamentale. Le misure eccezionali di sostegno varate dal governo in questi mesi sono state indispensabili, ma ora è il momento di un balzo in avanti”. E come hanno dimostrato le drammatiche immagini da Washington. ci sono problemi che il “populismo cavalca e in qualche modo aggrava” e c’è invece “una politica popolare” che “li deve risolvere. Prima le persone e una politica attenta alla condizione umana”, devono essere “qualcosa di molto di più che uno slogan”.

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