Giovedì in Cina team OMS per studiare origine Covid. A Milano “paziente 1” a novembre 2019

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(foto di Mufid Majnun su Unsplash)

In arrivo in Cina un team medico-scientifico dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), per lavorare con i colleghi cinesi sull’origine del Covid-19. Il gruppo di 10 esperti arriverà il 14 gennaio. Pechino evidenzia la “posizione aperta e favorevole”, senza alcun tipo di “insabbiamento”, per una ricerca scientifica sulla pandemia. Da subito, dopo l’emergere un anno fa dei primi contagi a Wuhan, la Cina ha lavorato con la comunità internazionale per battere il Coronavirus. Il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha definito la missione delle Agenzia dell’ONU un’opportunità per “scambiare opinioni sulla cooperazione scientifica per rintracciare l’origine del nuovo Coronavirus”.

Pipistrelli

Diversi ricercatori a livello internazionale hanno avanzato l’ipotesi che i pipistrelli della Cina meridionale siano stati i trasmettitori originali della malattia. Al suo arrivo il team dell’OMS dovrà trascorrere due settimane in quarantena prima di poter avviare le indagini sul campo. Politici e media filo-trumpiani hanno lanciato da tempo una campagna diffamatoria su presunte responsabilità cinesi nella diffusione dell’epidemia. La ricerca congiunta tra OMS e Cina non sarà una caccia al capro espiatorio, quanto uno sforzo congiunto per approfondire la comprensione del virus e prevenire la diffusione di malattie infettive in futuro. Affermare senza prove che l’epidemia è iniziata in un solo paese è estremamente pericoloso e controproducente nella battaglia contro il virus. Il Covid, sottolinea l’agenzia di stampa cinese Xinhua, “dovrebbe essere visto come il nemico comune dell’umanità, non un’arma politica per demonizzare gli altri”.

Contenimento

La Cina, dopo il drastico lockdown iniziale a Wuhan, è riuscita a controllare i focolai della pandemia adottando misure rigorose di contenimento e tracciamento, oltre a screening di massa su milioni di persone. Nei giorni scorsi nuove misure anti-pandemia sono state adottate nella provincia di Hebei, dove sono stati segnalati un centinaio di contagi, il numero più alto da oltre cinque mesi. Sui tempi di diffusione del virus emerge un importante novità dall’Italia. A Milano il referto di una biopsia, risalente a novembre 2019 su di una paziente affetta da dermatosi, ha mostrato la presenza del Covid-19.

Pelle

Si tratterebbe della cosiddetto “paziente 1”. L’indagine è stata condotta da ricercatori dell’Università Statale di Milano, che avevano riscontrato patologie cutanee sul 5-10% dei pazienti affetti da Covid-19. “Mi sono domandato – ha spiegato il coordinatore dell’equipe, Raffaele Gianotti – se avessimo potuto trovare indizi della presenza della SARS-CoV-2 nella cute di pazienti con solo malattie della pelle prima dell’inizio della fase epidemica ufficialmente riconosciuta”. La paziente ha riferito di non avere avuto i sintomi del Covid-19, ma che un accertamento nel giugno 2020 ha riscontrato la presenza nel suo sangue di anticorpi anti SARS-CoV-2.

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