Verso Conte 2 con maggioranza relativa? Costituzionalmente ok. Precedenti da Fanfani a Berlusconi e D’Alema

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In vista del voto clou per Giuseppe Conte e il suo esecutivo giallorosso martedì al Senato, si fa serrata la caccia ai costruttori. Per ora a Palazzo Madama nel gruppo misto è sorta la componente MAIE-Italia23, con quattro senatori. L’idea, spiega Ricardo Merlo, presidente MAIE e sottosegretario agli Esteri, è di “costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte”. Intanto il premier, che non si è dimesso, prepara il doppio intervento in sede parlamentare: lunedì alla Camera e martedì al Senato.

Crisi politica

Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd, in una intervista a Huffington Post spiega: “Senza dimissioni del premier o sfiducia, la crisi non è aperta dal punto di vista giuridico”. Dal punto di vista costituzionale “non si è aperta una crisi. C’è dal punto di vista politico”. Con un rinnovato voto di fiducia delle Camere, anche con numeri inferiori alla maggioranza assoluta, spiega ancora Ceccanti, “saremmo sempre nell’ambito” del Conte 2 e il premier “non sarebbe neppure tenuto a salire al Colle. Potrebbe fare un rimpasto, ma persino decidere di tenersi l’interim” dell’Agricoltura lasciata dalla renziana Bellanova. Secondo il costituzionalista “il presidente della Repubblica non ha potere di apprezzamento in questo caso. Ci sono dieci precedenti”.

Prima e seconda Repubblica

Il senatore Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, ha approfondito la questione e ha riscontrato i casi vari esecutivi, che Ceccanti non definisce di “minoranza”, ma di “maggioranza relativa”. Si tratta di governi guidati da big della politica italiana della prima come della seconda Repubblica. Si va da Fanfani a Leone, da Andreotti a Cossiga e poi da Ciampi a Berlusconi, da Dini a D’Alema. Nel caso di Conte, mentre superare quota 316 alla Camera appare possibile, più complesso – a seguito dell’abbandono di Italia viva – è raggiungere i 161 voti per la maggioranza assoluta al Senato. Al momento la maggioranza del Conte 2 è valutata intorno a 155 voti. “Sarebbe un governo di maggioranza relativa – spiega ancora Ceccanti -, perché i ‘sì’ battono i ‘no’, pur senza raggiungere la maggioranza assoluta. Del resto l’articolo 94 della Costituzione non prevede alcun quorum rafforzato, per non ostacolare la formazione dei governi. Quindi, se prevalgono i sì il governo è regolarmente insediato. Non nasce, prosegue”.

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