Il virus si sconfigge tutti insieme, non basterà vaccinare solo i più ricchi

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(foto account UNICEF Pakistan)

Se vogliamo dare un futuro all’umanità e sconfiggere definitivamente la pandemia da Sars-Cov-2 dobbiamo pensare più in grande e inglobare nella distribuzione dei vaccini anche i Paesi in via di sviluppo a partire da adesso. Secondo l’UNICEF è prioritario anche riaprire tutte le scuole del mondo

Il prezzo della salute dell’Occidente è la sopravvivenza dei Paesi in via di sviluppo. Lo sappiamo benissimo e facciamo finta di niente. L’Italia sta cercando in tutti i modi di vincere la gara della nazione con più persone vaccinate in Europa, dopo essere stata criticata per un inizio disorganizzato. Comunque l’Italia e gli altri Paesi sviluppati potranno sostenere i costi delle vaccinazioni contro il Covid-19 quest’anno, e se servirà per battere il virus anche nel 2022. Nonostante ciò non potranno ottenere l’immunità di gregge se non saranno vaccinate anche le popolazioni in via di sviluppo. Non si potrà sconfiggere la pandemia a livello mondiale se i governi delle potenze internazionali non incominceranno a porre rimedio immediatamente alla disparità di trattamento per le cure del Coronavirus tra i Paesi sviluppati e quelli poveri.

Business

Grazie alle risorse economiche che Stati Uniti, Inghilterra e Europa, insieme ad altri Paesi ‘economicamente benestanti’ hanno messo in campo per debellare il virus da Sars-Cov-2, la ricerca scientifica sta accelerando a più non posso per riuscire anche a trovare una cura, un farmaco che possa almeno rallentare la mortalità da Coronavirus. Intanto altri vaccini nel corso del 2021 saranno approvati uno dopo l’altro e potranno essere distribuiti a tutta la popolazione mondiale. Ma il fatto è che purtroppo nonostante gli appelli delle organizzazioni internazionali come l’OMS e l’UNICEF le difficoltà di accesso ai vaccini da parte dei paesi dimenticati dalla politica mondiale, soprattutto in Africa, sono ancora enormi. Il vaccino è un business per pochi eletti. Gli Stati ricchi non capiscono che vaccinarsi solo tra loro non basterà a fermare la pandemia. E i Paesi in via di sviluppo rischiano di spendere le esigue risorse di cui dispongono per la corsa al vaccino, affossando ancora di più le proprie economie.

Immunizzazione

Secondo i dati della statunitense Duke University Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Unione Europea, Australia, Israele, Giappone e Svizzera potranno contare su 5 miliardi di dosi da distribuire ai propri cittadini in due fasi e di ripetere l’operazione se necessario. Mentre secondo il New York Times le nazioni povere o in via di sviluppo – nel corso del 2021 – potrebbero essere in grado di vaccinare al massimo il 20% della popolazione. Il Vietnam, l’India )una tra le nazioni più colpite dal virus) e il Bangladesh, insieme a l’interno Continente africano dovranno aspettare altri fondi per sperare di poter essere immunizzate come le altre. La fondazione di Bill Gates che aveva come obiettivo dichiarato di raggiungere fondi per i Paesi in via di sviluppo di almeno 38 miliardi di dollari, ne ha raccolti solo 5. Intanto le scorte di vaccino che dovrebbero essere considerate un bene comune al servizio di tutta l’umanità sono sotto lo stretto controllo di grandi case farmaceutiche nei paesi con economie floride.

Scuola

L’UNICEF si è spesa in un appello specifico che riguarda tutti i bambini del mondo. La priorità nelle vaccinazioni dovrebbe essere data agli insegnanti, per far ritornare i ragazzi a scuola in presenza. Ad aprile 2020 i lockdown nazionali hanno fatto interrompere l’apprendimento a circa il 90% degli studenti nel mondo. Un numero che da allora è calato certamente, ma a dicembre 2020 le scuole sono rimaste chiuse per circa uno studente su cinque nel mondo, cioè per 320 milioni di bambini. Per questo motivo l’UNICEF chiede che gli insegnanti vengano vaccinati contro il virus subito dopo le persone ad alto rischio per permettere loro di insegnare in presenza e di riaprire le scuole. “Le decisioni sull’assegnazione dei vaccini spettano in ultima analisi ai governi – spiega Henrietta Fore, direttore generale dell’UNICEF -, ma le conseguenze di un’istruzione mancata o compromessa per un tempo prolungato sono pesanti, soprattutto per i più emarginati”. Più a lungo i bambini rimarranno fuori dalle scuole e più sarà difficile fare tutto ciò che è in nostro potere per il futuro delle prossime generazioni.

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