Un potere si deve sostituire con un altro potere. Questa la prima volta. Precedenti diversi

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In politica esistono tante regole e sono ferree, altrimenti può succedere di tutto, fino al famoso Cigno nero, ovvero l’imprevisto che può portare a tutto quello che non pensavano i protagonisti del momento. Una regola è che se c’è un potere e se si vuole sostituirlo ne serve un altro costruito in precedenza. In questa crisi non è avvenuto nulle di tutto ciò. Renzi ha aperto una crisi in mondo autoreferenziale chiuso nel suo mondo di illusioni e di progetti di rivincita, assecondato dai suoi fedelissimi (altri si sono defilati pur senza tradirlo) senza avere un progetto, almeno fino ad ora visibile. Poi si vedrà…

Al potere del governo giallorosso è stato semplicemente restituito lo stesso potere sia pure se più debole da Camera e Senato. Ora i precedenti di governi di minoranza, cioè senza una maggioranza a assoluta delle due Camere sono tanti, ma questa è una prima volta anche se non rilevata dai vari commentatori. I precedenti erano tutti inseriti in realtà politiche molto diverse e tutti concordati dopo un primo passaggio al Quirinale. I più illustri furono il governo Fanfani con l’astensione socialista che poi portò al primo governo di centrosinistra e quello di Andreotti, con l’astensione concordata del Partito comunista che portò poi, con l’ingresso dello stesso Pci in maggioranza, al compromesso storico.

Sostituzioni evidentemente differenti dalle attuali. Poi ci sono stati molti governi elettorali, tipo quelli balneari di Leone, sempre comunque concordati con le opposizioni, fino al governo Fanfani dell’87 che fu fatto da Cossiga semplicemente per non mandare il governo Craxi alle elezioni. Ed anche in quel caso il leader socialista non si oppose, accettò le scelte del Colle. Anche in più recenti casi sono diversi, come quando Berlusconi ottenne nel ‘94 159 voti al Senato, due in meno rispetto alla maggioranza assoluta e cadde dopo pochi mesi. Stesso discorso per il governo Dini del ‘95. Ha rappresento una sorta di tappabuchi e di quello di D’Alema del ’99, che dopo la sua prima esperienza appena a distanza di quattro mesi portò ai seggi elettorali. Tutti questi casi elencanti sono avvenuti dopo passaggi al Quirinale, non avvenuto per Conte. Un ultima nota nel 2013 Napolitano non conferì l’incarico a Bersani, perché privo di maggioranza assoluta.

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