Si moltiplicano gli appelli sulla situazione emergenziale delle carceri in epoca di pandemia. Relativamente non solo al sovraffollamento delle strutture, ma anche alla necessità di accelerare le vaccinazioni anti-Covid per agenti, operatori e detenuti

I dati sul Covid-19 nelle carceri di tutto il mondo sono indice di una situazione di emergenza nell’emergenza. In particolare negli Stati Uniti – il primo paese al mondo per numero di infetti da coronavirus – più di 340mila detenuti sono risultati positivi sino a oggi e almeno 2100 sono morti per infezione da Sars-Cov2. Un tasso di mortalità molto più alto rispetto ai numeri sia pure fuori controllo nel resto del paese. Nel Vecchio Continente dal primo gennaio 2020 a settembre dello stesso anno nei Paesi UE che hanno reso pubblici i loro dati, il numero medio dei detenuti è sceso del 4,6%. Tuttavia l’emergenza è grave, perché in alcune nazioni – come l’Italia, dove ci sono 3.600 detenuti in eccesso – le carceri sono sovraffollate. E almeno 3.300 detenuti e 5.100 agenti penitenziari hanno contratto il Covid-19 al 15 settembre, nelle amministrazioni penitenziarie europee che hanno fornito i dati. Poiché la vita in comune rende quasi impossibile il distanziamento sociale, molte strutture hanno cercato di fermare la diffusione della malattia tagliando i visitatori esterni – comprese famiglie, insegnanti e volontari – e interrompendo i programmi di recupero sociale. Esiste la richiesta ai governi di rendere le vaccinazioni prioritarie nelle carceri.

Soluzioni inefficaci

Mentre tutto il mondo ha cominciato a muoversi online (ad esempio utilizzando l’home working) nel mondo delle prigioni questo è più difficile. Il carcere di per sé è un luogo che acuisce i rischi per la salute in generale e in questo periodo i detenuti sono una delle categorie più a rischio in relazione all’attuale spread della pandemia. Da marzo scorso le istituzioni a livello globale hanno cercato di distanziare i detenuti costringendoli a vivere in uno stato di isolamento che si è andato a sommare a quello già prodotto dallo stato di carcerazione. Il sistema di controllo (per lo più inefficace) sulla pandemia ha reso la pena ancora più gravosa, togliendo spazi utili alla socializzazione ma anche alle cure primarie. Ad esempio utilizzando le zone lavanderia per isolare gli ammalati di Covid-19 o per mettere in quarantena preventiva i nuovi arrivati.

Visite online

L’utilizzo delle tecnologie, che hanno aiutato in molte situazioni a risolvere problematiche di distanziamento indotte dalla pandemia, è sembrata una buona pratica anche nei penitenziari. Le normali visite dei familiari sono state sostituite da incontri virtuali. Eppure l’allarme che viene dagli operatori delle strutture di correzione è che queste pratiche web possano diventare una prassi e rimanere attive anche oltre la pandemia. E se l’home working per le persone ‘libere’ potrebbe portare a un innalzamento della qualità di vita, nelle strutture correzionali sarebbe un modo di infliggere un’ulteriore pena ai detenuti che già vivono una vita di isolamento forzato.

Priorità

Per questo motivo una delle priorità imprescindibile sulle vaccinazioni da Sarà-Cov2 dovrebbe essere di rendere al più presto immuni agenti, operatori e detenuti delle carceri di tutti i paesi dove la pena è uno strumento di riabilitazione della persona umana. I dati dei focolai in Italia a inizio di quest’anno sono allarmanti. Secondo l’Amministrazione penitenziaria al 16 gennaio 2021 si contano 718 detenuti positivi che si sommano ai 701 operatori, con il dato in crescita. Se guardiamo al resto del mondo, ad esempio l’Associazione medica americana ha chiesto che i detenuti siano tra le categorie prioritarie per la vaccinazione. In Canada le carceri federali sono state tra le prime ad essere prese in considerazione per la campagna di vaccinazione. Ma in Italia siamo indietro anche con il piano prestabilito dal governo, a causa dei ritardi nelle consegne dei vaccini da parte delle società produttrici.

Giustizia giusta

La scorsa settimana il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori ha sollecitato le autorità sull’emergenza sanitaria nelle carceri dovuta al sovraffollamento e ha chiesto in un intervento su Radio Radicale la priorità nelle vaccinazioni per agenti, operatori e detenuti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte continua a dichiarare che la situazione delle carceri in Italia è sotto controllo (). Sta di fatto che in Italia per quanto riguarda la giustizia in generale la situazione è particolarmente delicata e nei prossimi giorni il ministro grillino, Alfonso Bonafede, dovrà esprimersi in Parlamento sulla riforma della giustizia. Tuttavia, il nodo principale su cui potrebbe registrarsi un’inversione di tendenza sulla fiducia al governo Conte 2 in Senato non sono però le carceri, ma la prescrizione nei processi. Sembra che la relazione non sarà presentata in aula prima di giovedì, perché il Pd a gran voce (ad esempio con quella dell’ex ministro Orlando) sta chiedendo a Bonafede di rivederla, prima di andare in Parlamento con il voto contrario già annunciato – qualora il testo non dovesse cambiare in chiave garantista – di Italia Viva.

Sciopero fame

Da oggi riprende lo sciopero della fame dell’esponente radicale e presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, rivolto a governo, ministro della Giustizia e Parlamento “affinché intervengano con immediati provvedimenti nella drammatica situazione penitenziaria”. Per Bernardini “l’emergenza da Covid-19 si è innestata su una condizione carceraria caratterizzata da un sovraffollamento strutturale – già di per sé ‘illegale’ – aggravato da un anno dalle prescrizioni di distanziamento obbligatorio fra persone, impossibile da realizzare in carcere. Per questo, oltre all’iniziativa nonviolenta, ogni giorno alle ore 13 camminerò per un’ora sotto il ministero della Giustizia conversando” con personalità “da Luigi Manconi e Sandro Veronesi, Roberto Saviano e Giovanni Maria Flick, oltre alle centinaia di docenti di diritto penale e penitenziario guidati dai professori Giovanni Fiandaca e Massimo Donini autori dell’appello ‘Per un carcere più umano'”.