Boris Johnson si scusa per i 100 mila morti di Covid-19

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(foto account facebook Leeds Live)

Regno Unito al primo posto per numero di morti rispetto al numero di abitanti. Un traguardo che nessuno vorrebbe raggiungere. Il premier Johnson si è scusato pubblicamente con la nazione

Come Giuseppe Conte anche Boris Johnson non sapeva che avrebbe dovuto gestire una pandemia globale quando è arrivato a Downing Street. Oggi con il terribile traguardo raggiunto di 100 mila morti, il premier britannico dice di essere “profondamente dispiaciuto” per le vite perse e di assumersi la piena responsabilità delle azioni del governo durante tutto il corso della pandemia. Quando è arrivato a capo del governo del Regno Unito, Johnson voleva portare a termine un incarico per cui si era preparato bene e da un pezzo: la Brexit. Non avrebbe potuto certo prevedere l’enorme crisi sanitaria senza precedenti che ha coinvolto gravemente tutti i governi del mondo. I politici non possono scegliersi in anticipo gli imprevisti che insorgono durante il loro mandato, ma sono alla fine giudicati e ritenuti responsabili per come li hanno gestiti.

Variante inglese

A marzo 2020 le morti stimate nel Regno Unito durante tutto il decorso pandemico erano di circa 20 mila unità. Ma la crisi sanitaria è al di là dall’essere risolta e un anno dopo i morti sono arrivati a 100 mila. E Johnson ha dovuto dichiarare che nelle prossime settimane ci saranno giorni in cui il tasso di mortalità sarà ancora alto, perché il numero degli infetti da Sars-Cov2 non scende. Nel tempo, il personale medico potrebbe essere in grado di curare meglio il virus, ma per ora il tasso di infezione determinerà quello di mortalità. La variante britannica ha peggiorato la situazione e non era prevedibile. Ma anche se non si potevano prevedere delle varianti del virus più infettive o letali così come sta accadendo negli ultimi mesi, il lockdown all’inizio dell’autunno scorso avrebbe salvato vite umane. Questa è l’opinione di Neil Ferguson, l’epidemiologo britannico presidente del Dipartimento di epidemiologia dell’Imperial College di Londra, il cui modello ha spinto il governo a imporre le prime chiusure a marzo 2020. Parlando del fatto che sono stati registrati più di 100 mila decessi, il professor Ferguson ha anche dichiarato in un programma radiofonico della BBC: “La nuova variante era imprevedibile e ha cambiato la nostra comprensione di quanto fosse necessario fare per controllare la diffusione del coronavirus, ma abbiamo semplicemente lasciato che l’ondata autunnale andasse troppo lontano”, prima di prendere delle precauzioni che avrebbero fatto trovare il Paese all’erta in caso di imprevisti pericolosi come la variante di Londra.

Cooperazione

Boris Johnson si è voluto scusare pubblicamente con le famiglie dei deceduti per Covid-19, assumendosi la completa responsabilità della gestione della pandemia da parte del governo britannico. Ha poi spiegato che il 47% di tutte le analisi genomiche condotte nel mondo partono dal Regno Unito. Un lavoro colossale e straordinario. “La Gran Bretagna è pionieristica e in prima linea nella creazione di vaccini”, ha spiegato il premier. Aggiungendo che niente di tutto ciò è, ovviamente, una consolazione per la terribile perdita di vite umane che è stato costretto ad annunciare oggi. Ha poi concluso con una frase sulla cooperazione internazionale, che arriva proprio dopo l’appena conclusa uscita del Regno Unito dalla UE: “La creazione di questi vaccini è stata un meraviglioso esempio di cooperazione multinazionale e una delle lezioni che il mondo deve imparare dalla pandemia è collaborare, quindi non voglio vedere restrizioni sulla fornitura di farmaci o vaccini o i loro ingredienti oltre confine”, riferendosi ai controlli sull’esportazione di medicinali verso l’Europa.

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