Il prezzo del petrolio è tornato ai livelli precedenti la pandemia. Nel 2020 aveva toccato il minimo storico, scendendo addirittura a quotazioni negative. Effetto del crollo della domanda dovuto ai lockdown: strade vuote, aerei a terra, fabbriche chiuse. Ora, sebbene la domanda sia ancora inferiore all’epoca pre-Covid, non c’è attesa per una ripresa economica più rapida del previsto, grazie all’arrivo dei vaccini. L’ “oro nero” ha raggiunto i 60 dollari al barile, con una crescita del prezzo di oltre il 50% negli ultimi mesi. Il greggio Brent, il principale parametro di riferimento internazionale, ha registrato un aumento per i contratti future del 59% da novembre. Il West Texas Intermediate (WTI), punto di riferimento per il petrolio statunitense, la scorsa settimana è salito sopra i 55 dollari al barile per la prima volta in oltre un anno.

Impennata

Gli analisti confermano che il principale fattore dell’impennata dei prezzi osservata la settimana passata, è stato un forte aumento delle aspettative di ripresa della domanda economica e petrolifera sulla base dei primi timidi segnali secondo cui il coronavirus potrebbe finalmente essere in ritirata. La domanda è aumentata in particolare in Asia. “Siamo abbastanza ottimisti per quello che stiamo vedendo in Cina”, ha detto Ben van Beurden, amministratore delegato di Royal Dutch Shell. Tra i fattori che hanno contribuito a far salire i prezzi, ci sono poi gli sforzi dei Paesi produttori e soprattutto dell’Arabia Saudita per limitare la produzione. Le scelte di ridurre l’estrazione del greggio da parte dei produttori Opec+, l’alleanza tra paesi Opec e non Opec (soprattutto la Russia), ha determinato dallo scorso aprile un taglio di circa 2,1 miliardi di barili di petrolio, inducendo una diminuzione delle scorte. La domanda poi è aumentata anche per motivi stagionali, con forti ondate di gelo che hanno colpito tutto l’emisfero settentrionale. Al contrario – secondo i dati della IATA (International Air Transport Association) – il traffico aereo passeggeri è ancora del 70% inferiore ai livelli di un anno fa.

Online

Un fattore significativo sembra essere quello dei nuovi standard di lavoro e di consumi prodotti dalla pandemia. La crescita degli acquisti online ha stimolato la domanda di carburante per i camion e per i furgoni per le consegne e un vero e proprio balzo hanno fatto gli imballaggi in plastica caratteristici dell’e-commerce, realizzati con prodotti di derivazione petrolifera. La situazione resta tuttavia molto fluida. Potrebbero prodursi ulteriori battute d’arresto, a causa di nuove fiammate del virus e delle sue varianti. Altrettanto dicasi per il livello delle vaccinazioni e la loro efficacia. Gli analisti ritengono però che nuovi eventuali cali, parziali e temporanei, nel prezzo del greggio non dovrebbero più riproporre l’abisso del 2020.