In Egitto torna alla luce il birrificio dei faraoni

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(foto account Twitter Ministry of Tourism and Antiquities-Egypt)

Un birrificio di 5 mila anni fa, in grado di produrre in modo ‘industriale’ la bevanda usata per i riti dei faraoni della I dinastia. Il sito, ha annunciato il ministero del Turismo del Cairo, si trova ad Abido una delle più antiche città dell’Alto Egitto. L’area è nella provincia meridionale di Sohag, non lontano dalla città di Luxor, uno dei siti turistici più popolari del paese. La scoperta è di un team archeologico egiziano-americano. Secondo Matthew Adams della New York University il birrificio “potrebbe essere stato costruito appositamente per rifornire i rituali reali che si svolgevano all’interno di strutture funebri”. Nella città di Abido, il cui nome significa “collina del tempio”, si riteneva fosse conservata la testa di Osiride, venerato come dio della morte e dell’oltretomba. Abydos, secondo la versione greco-latina era assieme a Eliopoli una delle due città sante dell’antico Egitto.

Leggendario

È probabile che il birrificio risalga all’era del re Narmer, intorno al 3.100 a.C. Fondatore della prima dinastia, è ritenuto – per generale consenso degli archeologi ed egittologi – corrispondere al semi-leggendario faraone Menes, cui la tradizione attribuisce la prima unificazione dell’Alto e Basso Egitto. La tomba di Narmer è stata rinvenuta nella necropoli di Umm el-Qa’ab nei pressi di Abido. Il birrificio era composto da otto sezioni, ciascuna contenente una quarantina di tini di terracotta su due file. I tini venivano utilizzati per riscaldare una miscela di cereali e acqua per la produzione della birra. Una produzione su larga scala, fino a circa 22 mila 400 litri alla volta.

Turismo

L’Egitto ha annunciato diverse importanti scoperte negli ultimi mesi, sperando che possano attirare nuovamente i turisti nel paese. Particolarmente spettacolare il ritrovamento vicino ad Alessandria di alcune mummie, vecchie di 2 mila anni. In bocca portavano amuleti simili a lingue d’oro. Si pensa che venissero messi in bocca ai morti in modo che avessero il potere di parola nell’aldilà. Il turismo, uno dei settori più importanti nell’economia egiziana (poco meno di 15 milioni di visitatori nel 2010), era entrato in crisi ai tempi della rivoluzione del 2011. Il moto di protesta popolare ispirato alle cosiddette primavere arabe, che determinò la fine del trentennale regime del presidente, Hosni Mubarak. Poi una lenta ripresa, ma il coronavirus ha dato il colpo di grazia. Lo scorso anno il numero di turisti che hanno visitato il paese nordafricano è sceso a 3,5 milioni, dai 13,1 milioni del 2019.

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