Folla Covid
(foto di marcello migliosi PxHere)

Italia bifronte, se non al limite di un vero e proprio disturbo dissociativo dell’identità. Da un lato esperti, virologi e politici avveduti mettono in guardia sui rischi di un nuovo boom della pandemia, causa varianti. Dall’altro lato folle sfrenate si addensano per aperitivi, mangiate e acquisti del superfluo alla faccia del Covid. Una situazione paradossale, da operetta potrebbe dire qualcuno, ma che potrebbe trasformarsi in tragedia greca. “Più ristori per andare al ristorante”, ironizza un comico da tastiera, tra i tanti che ormai invadono i nostri social. Forse però una quota di verità potrebbe esserci. La Caritas denuncia code di bisognosi alle sue mense, i sindacati lanciano l’allarme posti di lavoro in vista dello scadere del blocco dei licenziamenti. Eppure sta di fatto che, probabilmente i soliti parenti ricchi, sono lì in tanti a pretendere ristoranti aperti sempre, spritz a gogò e vogliono addensarsi – finalmente in una fila che non li fa smadonnare – per timbrare gli skipass o riempire le aree commerciali dei centri storici.

Grande depressione

Non sembrano davvero le immagini dell’America della Grande depressione negli anni Trenta del secolo passato. Anzi, sono scene che fanno sembrare lunari i dati statistici che parlano di un Pil in calo del 6,6%. Poi, terminate le gozzoviglie fuori casa, i nostri eroi troveranno ad attenderli i pacchi dell’e-commerce, che sta facendo registrare incrementi da capogiro, raggiungendo praticamente il limite della capacità logistica. L’osservatore neutrale non sa davvero cosa pensare e assiste attonito, impietrito. C’è un abisso tra la ‘descamisada’ neo-peronista che dai banchi del Parlamento urla: “Aprite tutto!” e gli scienziati che chiedono a Draghi nuovi lockdown. Chiudere prima che sia troppo tardi, prima che la variante inglese o quella brasiliana abbiano campo libero. Lo chiedono il Comitato tecnico scientifico, l’Istituto superiore di sanità e anche un gruppo di oltre mille esperti che fa riferimento all’Italian Renaissance Team contro il Covid-19. Un think tank fondato un anno fa dal farmacologo Carlo Centemeri, dell’Università Statale di Milano, che raccoglie esponenti del mondo accademico, istituzionale e dell’industria. La richiesta è di misure restrittive a livello nazionale e poi obbligo di indossare mascherine del tipo FFP2 e incremento dei test, che dovrebbero essere obbligatoriamente i molecolari e gli antigenici di terza generazione.

Reparto invaso

Andrea Ammon, direttrice dell’Ecdc (l’Agenzia Ue per la prevenzione e il controllo delle malattie) non ha dubbi: “Dalla nostra ultima valutazione la situazione epidemiologica è rimasta molto preoccupante. A meno che le misure non farmaceutiche non vengano continuate o addirittura rafforzate, nei prossimi mesi dovrebbe essere previsto un aumento significativo dei casi e dei decessi”. Massimo Galli, infettivologo del Sacco di Milano, vede i rischi da subito: “Mi ritrovo il mio reparto invaso da nuove varianti. A breve avremo problemi più seri, questa è la realtà. Non ce le siamo inventate noi le varianti. Ci sono e sono più contagiose. Hanno maggiore facilità a diffondersi in situazioni non sicure. Questo è molto spiacevole, ma è un dato di fatto. Non è che possiamo metterci a un tavolo e fare una trattativa sindacale o politica con il virus”. In precedenza il bistrattato accademico Walter Ricciardi, consigliere dell’altrettanto strapazzato ministro della salute, Roberto Speranza, segnalava: “Quei paesi che come la Svizzera non hanno chiuso gli impianti sciistici hanno fatto penetrare la variante inglese. In Gran Bretagna ci sono 1.600 morti al giorno, nonostante la più massiccia campagna vaccinale d’Europa”.