Zingaretti e Salvini
(foto it.wikipedia.org)

Draghi non sarà contento per la nuova schermaglia tra Salvini e Zingaretti, stavolta proprio sull’euro, a nemmeno 24 ore dallo scontro, poi ricomposto, tra il leader della Lega e il ministro della Salute Speranza sulle misure anti-Covid e la chiusura degli impianti di sci. Eppure il leader della Lega e il segretario dem sembravano aver fumato il calumet della pace nell’incontro a sorpresa di ieri a Montecitorio, un colloquio che doveva rimanere riservato al termine del quale Salvini ha sostenuto la necessità di sotterrare l’ascia di guerra, tanto per rimanere nella metafora indiana.

Oggi il nuovo motivo del contendere sta in una dichiarazione di Salvini che davanti alle telecamere e in risposta ad una domanda sull’euro ha detto: “L’euro è irreversibile? C’è solo la morte che è irreversibile”. Apriti cielo! Pd e M5s si sono inalberati e hanno replicato vigorosamente al capo del Carroccio citando il proverbio sul lupo che perde il pelo ma non il vizio, lasciando intendere che Salvini nella sua conversione europeista non riesce a nascondere la sua vera anima anti-Europa e anti-Euro. Una gaffe o un ritorno al passato? si sono chiesti. “L’euro e l’Europa sono la dimensione dove pensare e rafforzare il futuro dell’Italia. Dovrebbe essere anche superfluo ripeterlo” è stata la secca replica via twitter di Nicola Zingaretti che poi in serata ha lanciato un’iniziativa politica ben più consistente della battuta sui social: la nascita di un gruppo interparlamentare tra Pd, M5s e Leu , cioè le forze che sostenevano l’ex-maggioranza del Conte 2 e che ora appoggiano il governo Draghi. Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di stringere l’alleanza di governo attorno a un accordo programmatico che, partendo dall’esperienza del Conte 2, rilanci il Paese contrastando anche le mire di Forza Italia e Lega.

“Un’iniziativa giusta e opportuna” ha commentato l’ex premier Giuseppe Conte. La risposta di Salvini? In serata, proprio per stabilire una linea comune tra i partiti del centrodestra nella maggioranza pro-Draghi, il leader della Lega ha incontrato il coordinatore nazionale di Fi Tajani e la sua vice Ronzulli. Insomma alla vigilia della richiesta della fiducia da parte del governo Draghi la maggioranza che sostiene l’ex-numero 1 della Bce appare decisamente litigiosa malgrado gli incontri tra i leader che dovrebbero invece servire come camera di compensazione delle diverse sensibilità. Litigiosa e poco silenziosa, come invece aveva sollecitato il premier che nel primo consiglio dei ministri, solo 72 ore fa, aveva rivolto un appello ai 23 della sua squadra perché nella comunicazione all’esterno si uniformassero al suo stile, sobrio e discreto, per niente social. Un invito ad osservare il silenzio, a bagnarsi umilmente nelle acque del riserbo e, in nome dell’unità di intenti per salvare il Paese proclamata come priorità, a ‘parlare’ con i fatti più che con le parole.

Draghi aveva capito che la comunicazione poteva costituire un vero problema per la sua maggioranza ampia, molto ampia, composita e forse per questo litigiosa. Lo aveva capito ed ha provato a parlar chiaro alle forze politiche. Ma i partiti sembrano non aver smesso le vecchie abitudini e – a giudicare dagli ultimi scontri – facendo orecchie da mercante all’appello del neo-premier che domani in Senato, nel discorso programmatico per la fiducia, non potrà fare a meno di ripetersi e anche alla luce delle ultimissime liti, ribadire l’appello a parlare di meno e a lavorare di più. Si vedrà se un rinnovato invito porterà risultati. Certo gli ultimi episodi non depongono a favore di una tregua: ieri il botta e risposta Salvini-Speranza (con il consigliere del ministro della Salute, Ricciardi, che ci ha messo del suo) e oggi il bis tra lo stesso Salvini e Zingaretti, uno scambio polemico sull’euro. No, Draghi non sarà per niente contento.