Asteroide colpisce centrosinistra e centrodestra con polvere di stelle

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Zingaretti e Salvini
(foto it.wikipedia.org)

Il 18 febbraio potrebbe essere ricordato oltre che per lo sbarco della sonda su Marte anche per quell’asteroide politico che ha colpito tutti i partirti e soprattutto le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra tra tutta quella polvere di stelle che al momento favorisce il centrodestra che supera per numeri il centrosinistra al Senato.

Più colpiti sono ovviamente i cinquestelle subito implosi in diretta Tv durante il dibattito alle Camere. I 15 senatori e i 16 deputati che non hanno votato la fiducia, nonostante il diretto intervento di Grillo, sono solo la punta dell’iceberg, perché già sul Titanic sul quale si erano imbarcati dopo le ultime vittoriose elezioni avevano cominciato da tempo a suonare musiche diverse. Sempre divisi tra governativi e fedeli alle origine anti sistema del movimento. Con sempre Grillo e Casaleggio, prima il padre soprattutto nella fase finale, e poi il figlio, a duello. Ora quasi vicino alla rottura. Per tanti motivi legati alla conduzione del movimento ed ora alle prese con le espulsioni. Che poi è come se i grillini espellessero se stessi, ovvero quella che dovrebbe essere la loro anima.

Ma anche il centrosinistra governativo nella sua componente giallo-rossa appare tramortito, soprattutto il Pd, l’unico partito ancora con una parvenza di struttura che si ritiene l’anima portante anche di questa inedita maggioranza quasi unitaria, costretto a subire le scelte e spaccato anche dalla proposta di formare un intergruppo che renderebbe ancora più complicata la sua azione ed anche la visibilità in vista dei prossimi impegni elettorali. Zingaretti tra molta confusione ed incertezze certamente non dovute solo a lui non sa neppure bene fino a quando continuerà a guidare il partito. Un congresso è nell’aria con nuovi equilibri che si potrebbe creare. Poi il Pd appare evidentemente spiazzato dalla frattura vicino alla scissione dei pentastellati che consegna un maggiore potere al centrodestra nel governo. Con i sottosegretari e i viceministri per i quali si dovranno rivedere le quote spettanti a ciascuno.

Se Atene piange Sparte non ride. Il perché è presto detto a parte il colpo di fortuna della divisione del M5S che ha portato il centrodestra ad avere un maggiore peso a partire dalle prossime nomine dei sottosegretari, rimane il fatto che sia i ministri di FI che quelli della Lega sono stati scelti direttamente dal duo Mattarella-Draghi e rappresentano le rispettive fronde interne che già guardavano verso il centro. Con Salvini soprattutto scalpitante mentre a Berlusconi certo non interessava un impegno diretto, lui che è stato a lungo grande leader, nel governo. Poi c’è la rivalità tra lo stesso Salvini e la Meloni alla ricerca del primato dei consensi all’interno del centrodestra. La Meloni fiutando il terremoto si è rinchiusa del bunker di unica forza di opposizione organizzata. Con il rischio però alla fine di dovere rimanere in tempi a venire nello stesso bunker da lei creato.

Il mischiamento di carte che verrà dopo le divisioni che hanno spiazzato soprattutto i leader, che dovranno constatare quanto saranno in grado dirigere dall’esterno i loro gruppi parlamentari potrebbe portare ad un vero terremoto generale come avviene in occasione di grandi cambiamenti che spesso capitano dopo ogni ventennio con una nuova stagione politica caratterizzata da nuovi equilibri. Quello che fa molto gola a Renzi e che sembra in effetti aperto è un nuovo spazio al centro, dove l’ex premier tende ad inserirsi per divenirne il leader. Poi bisognerà sempre vedere, sempre che si faccia la nuova legge elettorale. Ma se anche rimanesse questa il rottamatore vede invece le porte spalancate per diventare il “grande costruttore” di una forza di centro in grado di scardinare vecchie alleanze, un sorta di terzo polo, visto che i grillini che rimarranno dovrebbero correre a braccetto con il Pd.

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