Cresce la speranza, tra vaccini e norme di sicurezza il virus potrebbe abbassare la testa. Il caso della Spagnola

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(foto Gerd Altmann da Pixabay)

Gli scienziati scuotono la testa, ma l’aria di primavera sta diffondendo una voglia diffusa di chiudere con il virus. Le varianti preoccupano, ma una certa diminuzione a livello globale dei contagi e, soprattutto, i vaccini fanno riaccendere la speranza. I più irruenti, solleticati dai sovranisti che cercano di recuperare terreno, scalpitano. Stanno perdendo la pazienza. Ma la gran parte delle persone vorrebbero soltanto vedere in prospettiva quando il blocco potrà essere gradualmente allentato. Quando potranno essere vaccinati, quando insomma si potrà ricominciare a vivere più o meno normalmente. È un sentimento forte, diffuso. C’è chi come il direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Hans Henri Kluge, all’emittente tedesca ZDF azzarda: “Direi, come ipotesi di lavoro, che la pandemia sarà alle spalle entro l’inizio del 2022”.

Freno

Ma in generale i altri virologi preferiscono tirare non il freno di emergenza forse, ma quello a mano sì. Al momento non ci sarebbero segnali scientificamente certi che il virus stia per diventare endemico, ossia che circoli stabilmente tra la popolazione e si manifesti uniformemente nel tempo con pochi casi. I più pessimisti anzi ritengono che a causa delle varianti (britannica, brasiliana, sudafricana, nigeriana) la situazione potrebbe peggiorare ancora molto quest’anno, prima di migliorare. E allora perché nell’aria si percepisce questa sorta di frenesia da riapertura? Come detto, a darsi da fare ci sono i politici a caccia di rivincite, ma non solo. Propalatori di fake news, complottisti, no vax e puri e semplici cazzari attraverso gli ormai infiniti canali social fanno sentire la loro voce. Si esorcizza la paura della terza ondata con la passeggiata sul lungomare, il rave improvvisato, la birretta tutti assembrati.

Contagi

Alla fine di febbraio il numero di infezioni da Sars CoV-2 confermate in tutto il mondo era di circa 114 milioni. Circa 2,5 milioni di persone sono morte. ma ci sono anche i dati che aprono il cuore. L’OMS segnala che i contagi globali sono diminuiti in modo significativo da quasi due mesi. Molto più rapidamente e molto più intensamente del previsto. A metà gennaio venivano registrati ancora 700 mila nuovi casi ogni giorno. Oggi quella cifra è scesa a poco più della metà e anche i decessi per Covid-19 si sono praticamente dimezzati nell’ultimo mese. Sicuramente ci vuole determinazione e pazienza, in attesa che le campagne vaccinali raggiungano numeri davvero importanti. Nel frattempo però, come sostiene Tedros Ghebreyesus, direttore generale OMS, il coronavirus “può essere controllato con misure di salute pubblica comprovate. E questo è esattamente ciò che hanno fatto molti paesi”.

Podcast

Mario Calabresi, ex direttore di Stampa e Repubblica e oggi reporter super tecnologico via web, ha raccontato in un recente podcast cosa è successo in Cina, dove è nata la pandemia. Lì oggi “ci si può sedere al ristorante senza mascherina” e negli ultimi mesi i decessi, su una popolazione di un miliardo e mezzo di persone, si sono contati sulle dita di due mani. Le vaccinazioni non possono essere l’unica ragione, perché anche lì solo una piccola percentuale della popolazione è stata vaccinata. È chiaro che le norme di igiene e di distanziamento, i lockdown mirati, i tamponi di massa e il tracciamento hanno fatto la differenza. Per qualche ricercatore sembra che finalmente stia gradualmente emergendo una sorta di immunità di gregge.

Mutazioni

E per strano che possa sembrare, proprio le mutazioni del virus – secondo un gruppo di ricerca delle università di Atlanta e della Pennsylvania, pubblicato sulla rivista Science – potrebbero nel medio termine portare il virus a indebolirsi notevolmente a causa delle mutazioni. Anche le esperienze delle pandemie influenzali del passato portano a ritenere che l’incidenza dell’infezione possa diminuire. L’epidemiologo Klaus Stöhr, coordinatore della ricerca sulla Sars per l’OMS, lo segnala all’emittente DW. “L’influenza asiatica del 1957, che uccise 4 milioni di persone, e l’influenza Hong Kong del 1968, che ne uccise 3 milioni, sono scomparse con la stessa rapidità con cui erano apparse”. E la Spagnola, l’influenza che devastò il pianeta dopo la Prima Guerra mondiale, ebbe una spaventosa seconda ondata con presumibilmente più di 50 milioni di morti tra il 1918 e il 1920 e poi si placò rapidamente.

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