Riso e risotti, tra zafferano e il décolleté di Silvana Mangano intrigano l’America

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Riso e risotti
(foto account facebook La Rampolina)

Gli americani sognano l’Italia anche attraverso i percorso culinari, aspettando di tornare di nuovo a viaggiare in libertà. Il riso e i risotti appassionano anche Oltreoceano. Una lunga storia che passa per il sex appeal di Silvana Mangano in “Riso amaro” e va da Leonardo Da Vinci fino alle ricette letterarie di Carlo Emilio Gadda

“Riso amaro” è stato il film che ha aggiunto il sex appeal al crudo periodo del cinema neorealista e ha reso Silvana Mangano una star internazionale. Brava e avvenente con quei décolleté, in maglietta attillata o in vestaglia. Il film del 1949 diretto da Giuseppe De Santis presentava le mondine in pantaloncini corti con calze strappate che a piedi nudi calpestavano l’acqua fangosa. Per gli americani rimane un must della cultura italiana, un esempio di come si può rendere l’agricoltura sexy, pur puntando i riflettori su di un lavoro ingrato. Ma anche il risotto piace, magari nelle più azzardate alchimie di un grande chef come Massimo Ratti. Suo il risotto Luigi XII: con agnello, vongole, patate, melograno, arancia, cicoria, noce moscata e olive schiacciate. Ma non mancano i risotti al gorgonzola e banana, anatra e pinoli, verdure con formaggio di capra. E ancora: melone con pecorino affumicato; zucca, castagne e melograno; e con il kiwi…

La cintura del riso

Un lavoro massacrante quello delle mondine in acqua fino al ginocchio tutto il giorno sotto al sole, nelle risaie della pianura padana. Protagoniste della resistenza anti-nazista durante la Seconda Guerra mondiale, le diserbatrici italiane hanno nascosto i partigiani e trasmesso messaggi contro il governo fascista. Ma come è arrivato il chicco di riso in Italia? I romani lo importarono dalla Cina per usarlo come spezia. Nel Medioevo era ancora usato così: macinato, per addensare salse e piatti. Lo spiega nel suo “How we fell in love with Italian Food” Diego Zancani, professore emerito di lingue medievali e moderne all’Università di Oxford. L’industria vera e propria del riso in Italia è arrivata nel XV secolo a partire dalla Lombardia. La produzione ruotava intorno alla “cintura del riso”, la terra umida e paludosa che contorna il fiume Po. Lo stivale è diventato rapidamente il più grande produttore di riso d’Europa. Quasi 600 anni dopo, lo è ancora. E pare che fu Leonardo Da Vinci a sistemare i canali delle risaie nel 1482, creando un percorso d’acque dal Lago di Como alla città di Milano, sotto il governo degli Sforza.

La nascita del risotto

Il riso è diventato rapidamente un ingrediente fondamentale nella cucina regionale del nord Italia. Dalle minestre di riso alla zuppa, le corti rinascimentali offrivano in regalo i sacchi di questo cereale, che è l’alimento di base dell’umanità. Sempre secondo Zancani Il risotto come lo conosciamo è stato probabilmente sviluppato nel XIX secolo. Il piatto è diventato sinonimo del nord Italia, con tutte le regioni della cintura del riso che hanno creato le proprie ricette. Ma alla fine, il più famoso di tutti è il risotto alla milanese, dove il riso è fatto saltare con parmigiano, zafferano, vino bianco e poco altro. Negli anni ’60 il romanziere Carlo Emilio Gadda scrisse un famoso omaggio al piatto – in parte ricetta, in parte lettera d’amore – in cui specificava in quale negozio di Milano comprare lo zafferano e il burro lodigiano. Anche al centro e al Sud si cucina con fantasia: la Sicilia ha le sue polpette di riso – gli arancini – e a Roma sono famosi i supplì di riso al pomodoro. Ma la cintura del riso in Italia è rimasta saldamente intorno al Po sin dal 1400. Sotto l’Emilia Romagna è più difficile trovare piatti a base di riso nel menu. Più a sud, è tutta una questione di pasta.

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