Violenza contro le donne, Erdogan lascia Convenzione Istanbul. La scrittrice Elif Safak, “una dichiarazione di guerra”

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violenza contro donne
(foto nonmisvegliate da Pixabay)

La vita e la sicurezza delle donne ancora nel mirino di Erdogan. La Turchia ha deciso di chiamarsi fuori dalla Convenzione di Istanbul del 2011, per prevenire e combattere la violenza contro le donne. La Convenzione del Consiglio d’Europa obbliga i governi ad adottare una legislazione che contrasti la violenza domestica e altri abusi, come la violenza coniugale e le mutilazioni genitali femminili. La misura giunge in un momento in cui la popolarità del presidente Erdogan è in netto calo, a causa della pandemia e della crisi economica. Il presidente turco cerca sostegno nel mondo dell’integralismo, che vede la Convenzione come una minaccia l’unità familiare, poiché incoraggerebbe il divorzio e darebbe spazio alla comunità Lgbt.

Femminicidio

Il ministro per la famiglia, Zehra Zumrut Selcuk, ritiene che i diritti delle donne siano comunque già garantiti nella legislazione turca. La violenza domestica e il femminicidio sono un grave problema in Turchia, secondo il gruppo per i diritti “We Will Stop Feminicide Platform”. Soltanto nel 2020 sono state uccise 300 donne, mentre altre 171 sono morte in circostanze ‘sospette’. La segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric, ha affermato: “È un enorme passo indietro che compromette la protezione delle donne e delle ragazze in Turchia e anche oltre”. La scrittrice Elif Safak, l’autrice più venduta in Turchia, denuncia “una dichiarazione di guerra alle donne”, in un Paese che “ogni giorno registra tre femminicidi, la Convenzione era la nostra unica speranza. Abbandonandola il governo turco sfida lo stato di diritto, i diritti umani, l’uguaglianza di genere”.

Movimento

Un movimento di supporto alla Convenzione è partito in rete attraverso con l’hashtag #istanbulconventionsaveslives (la Convenzione di Istanbul salva vite). E le donne sono subito scese in piazza in diverse città della Turchia, a partire proprio da Istanbul. Per Marcella Pirrone, avvocata di D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) e presidente di Wave (Women Against Violence Europe): “Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul conferma la preoccupazione sentita da tempo da tutte le donne impegnate contro la violenza. Per un Europa che si professa garante dei diritti umani per tutte le persone è inaccettabile. Questo ritiro rappresenta un precedente pericoloso”. Intanto Lia Quartapelle, responsabile esteri Pd, rimarca: “Solidarietà alle donne turche. Saremo con voi nella lotta”.

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