Sciopero ad Amazon. In Italia l’intera filiera incrocia le braccia e sfida Bezos

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Amazon sciopero
(foto account Twitter Filt Cgil Nazionale)

Sciopero ad Amazon. In Italia i lavoratori sfidano il colosso dell’e-commerce del super Paperone, Jeff Bezos. È la prima protesta nazionale dei dipendenti diretti e in appalto di tutta la filiera dell’aziende che ha la sua sede centrale a Seattle. Migliaia di lavoratori chiedono ritmi meno massacranti e regole certe per la stabilizzazione dei precari. Amazon ha 840 mila dipendenti in tutto il mondo, che cercano, trovano, spostano, impacchettano e spediscono gli acquisti, che i fattorini consegnano ovunque nel giro di poche ore. In Italia sono circa 40 mila i lavoratori della filiera e l’adesione allo sciopero, secondo i sindacati, è stata nelle diverse realtà in media del 75%.

Numero

Sono in molti a sentirsi solo un numero di fronte a un gigante. Perdere il lavoro in questa fase di crisi fa paura e così si abbassa la testa, si impacchetta, si spedisce, si consegna. Oggi, invece, dall’inizio del turno delle 7, i lavoratori hanno incrociato le braccia e hanno manifestato davanti ai cancelli degli hub. Ai consumatori un invito alla solidarietà: evitate acquisti per l’intera giornata. Lo sciopero è indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. La manager di Amazon Italia, Mariangela Marseglia, si è rivolta ai clienti per difendere le ragioni del gruppo: “L’emergenza sanitaria tutt’ora in corso ha avuto un grande impatto sulla vita di tutti noi. Prendiamo molto sul serio il nostro compito di continuare a fornirvi un servizio utile, così come quello di proteggere la salute e la sicurezza di tutto il nostro personale”.

Algoritmo

Parole a cui replica il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Dopo questa “convinta adesione”, Amazon “deve riaprire il confronto. Riconoscere il diritto alla contrattazione collettiva nazionale e aziendale e a un corretto sistema di relazioni sindacali. Condizioni necessarie per ridare dignità alle persone, sconfiggere la precarietà e garantire un lavoro di qualità”. Per il vicesegretario PD, Peppe Provenzano, “è il primo caso al mondo in cui l’intera filiera, dai magazzini ai corrieri, aderisce alla mobilitazione. Il Partito Democratico è pronto a incontrarli per ascoltarne le ragioni e difendere i diritti del lavoro nell’era dell’algoritmo”.

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