Clima ghiacci Artico
(foto di 358611 da Pixabay)

Lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico da questione climatica a questione anche geopolitica. L’allarme è del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Il riscaldamento globale, ha detto all’emittente tedesca DW, “potrebbe portare al surriscaldamento delle tensioni geopolitiche tra le diverse potenze mondiali”. Una nuova ‘Guerra fredda’ nel e per l’Artico. Stoltenberg rileva: “Abbiamo visto l’aumento della presenza militare della Russia. Stanno riaprendo vecchie basi sovietiche”. E poi c’è anche “una maggiore presenza cinese. Questo dimostra l’impatto sulla sicurezza del cambiamento climatico. Dobbiamo impegnarci con la Cina su molte questioni, incluso il cambiamento climatico”.

Arctic Council

Pechino dal 2013 è entrata a far parte come osservatore permanente dell’Arctic Council, il forum internazionale che discute dei problemi dell’Artico. Le modificazioni del clima stanno aprendo una regione un tempo inaccessibile al trasporto marittimo e allo sviluppo industriale. L’area ospita enormi risorse naturali. Le stime suggeriscono che circa il 13% delle riserve di petrolio non scoperte e almeno il 30% di quelle di gas sono sepolte sotto il ghiaccio artico. Per non parlare di importanti riserve di oro, diamanti, zinco e ferro. Gli scenari diventano quindi complessi.

Quo vado?

Nella cultura popolare c’è chi la prende con il sorriso, come Checco Zalone. Le scene del suo film “Quo vado?” sono girate nella base artica “Dirigibile Italia” nelle isole Svalbard, arcipelago del mare Glaciale Artico e parte più settentrionale della Norvegia. Il timore della catastrofe, dell’Armageddon è rappresentato nel film “The Day After Tomorrow”. Il riscaldamento globale che scioglie le calotte polari e i ghiacciai produce anche effetti paradosso. I vortici polari che hanno congelato l’Europa e il Nord America negli ultimi anni sono il risultato della rottura di un equilibrio. Così come lo sono tutti gli estremi climatici. Le tempeste tropicali e gli uragani in aree in precedenza mai toccate, ma anche l’alternarsi di inondazioni e di siccità sempre più frequenti su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Permafrost

Non sorprende allora che nel 2018 la calotta glaciale invernale nel Mare di Bering in Alaska fosse ai livelli più bassi da oltre 5 mila anni. Anche gli habitat di pesci, uccelli marini, foche e orsi polari stanno scomparendo assieme al ghiaccio. In Siberia il rapido disgelo del permafrost nella tundra sta rilasciando grandi quantità di gas serra, finora intrappolati sotto il ghiaccio. Se la calotta antartica, al polo sud della Terra, si sciogliesse completamente, gli oceani aumenterebbero di circa 60 metri. Ad andare sott’acqua non sarebbe qualche atollo, ma Londra, Venezia, Mumbai e New York. E non è finita qui. I ghiacciai, sebbene coprano meno dello 0,5% della massa continentale, forniscono acqua dolce a circa un quarto della popolazione mondiale.

3 gradi

Nelle Alpi i ghiacciai si sono ridotti di circa la metà dal 1900 a oggi. E si prevede che saranno quasi prive di ghiaccio entro la fine del secolo, se non si farà qualcosa di concreto per frenare il riscaldamento globale. Per conservare una certa quantità dei preziosi ghiacci polari e montani, l’ONU ritiene necessario evitare l’aumento della temperatura di più di 3 gradi. Lo si potrà fare soltanto se i governi, tutti e al di là delle contese geopolitiche, assumeranno impegni radicali e fattivi. Se il mondo riuscisse a decarbonizzare entro il 2050, sarebbe possibile preservare circa un terzo dell’attuale massa glaciale entro la fine del secolo.