Dopo 15 anni Rousseau divorzia dai Cinquestelle

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Piattaforma Rousseau
(foto account facebook associazionerousseau)

Era nell’aria ed è successo. Dopo quindici anni di simbiosi l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio ‘divorzia’ dal Movimento 5 stelle, in rotta con gli attuali vertici grillini, e quindi anche con il leader in pectore Giuseppe Conte, per una storia di quote non pagate dagli eletti ma non solo…

Un ‘buco’ – dice l’associazione – di quasi mezzo milione di euro che spinge Rousseau, a malincuore, a chiedere la cassa integrazione per i suoi dipendenti. Il Movimento replica che Rousseau non era più “neutrale” volendo svolgere una parte attiva in politica e che per parte loro i grillini si doteranno di nuovi strumenti, cioè di una nuova piattaforma, come strumento digitale per proseguire sulla strada della democrazia diretta.

“Una scelta dolorosa ma inevitabile” sostiene da parte sua l’associazione in un post sul Blog delle stelle in cui si dà notizia del divorzio spiegando di aver cercato negli ultimi 15 mesi una soluzione ai problemi sorti con il Movimento sollecitando anche una partnership “con responsabilità e perimetri ben definiti”. Ma niente da fare. Di qui l’ultimatum di Rousseau il cui termine scadeva ieri, ultimatum che i vertici Cinquestelle hanno ignorato. Ed ecco il divorzio e i toni polemici usati dalle due parti nel dirsi addio. “Stare insieme deve essere una scelta reciproca” dice Rousseau accusando i vertici del M5s di aver accumulato “una enorme mole di debiti” con la piattaforma di Davide Casaleggio e di aver spinto gli eletti a smettere di versare all’associazione quanto concordato in base allo statuto (300 euro al mese da ogni parlamentare grillino). L’associazione ricorda, tra l’altro, di esser nata molto prima del Movimento stesso: “non aveva ancora il nome di Rousseau, ma era ed è stato, negli anni il metodo che ha guidato tutto il percorso di nascita, crescita ed evoluzione del MoVimento 5 Stelle. Oltre quindici anni di vita insieme” ed ora l’addio. Ma – l’annuncio – “la visione di Gianroberto è chiara e noi la porteremo avanti”. Rousseau conclude il suo j’accuse con la frase che è anche il titolo del post: “Oggi siamo a terra ma ci rialzeremo”.

La risposta del Movimento arriva a stretto giro su Facebook ed è altrettanto netta: “La democrazia diretta, la partecipazione, il coinvolgimento degli iscritti nelle decisioni non dipendono dal singolo strumento utilizzato ma dalla volontà del M5S di affidarsi alla democrazia diretta avvalendosi prioritariamente di strumenti digitali. Questa volontà rimane invariata, il nostro cuore pulsante è la democrazia diretta, qualunque sia lo strumento utilizzato” (leggi: Rousseau non ci è indispensabile, ndr). Per di più “le scelte dell’associazione Rousseau – per il M5s – evidenziano la volontà di quest’ultima di svolgere una parte attiva e diretta nell’attività politica. Questa volontà è incompatibile con una gestione “neutrale” degli strumenti”. Quindi, la conclusione, il Movimento 5 Stelle, nell’ambito del nuovo progetto politico in corso di definizione, “ha avviato tutte le procedure necessarie per dotarsi degli strumenti digitali necessari ad assicurare la partecipazione degli iscritti al Movimento 5 Stelle ai processi decisionali”.  

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