Boris Johnson e gli scandali valanga. Tra poche ore le urne in Scozia

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Johnson GB Scozia
(foto account Facebook B Heard Media)

A un passo dalle elezioni in Scozia per decidere sull’indipendenza dal Regno Unito, il governo inglese è in balia degli scandali che stanno sommergendo il premier Johnson

La vita non è al momento molto divertente per il premier inglese, Boris Johnson, sommerso dagli scandali. E ciò nonostante il successo della campagna di vaccinazione e la fine del lungo lockdown. Ogni giorno ce n’è una. Come da una valanga il premier è stato travolto da una serie di scandali che lo coinvolgono, a una settimana dalle elezioni in Scozia. Gli elettori sono chiamati a decidere se rimanere uniti alla Gran Bretagna o a portare a termine un’agognata indipendenza.

Accuse

Le accuse al premier vanno dall’aver preferito che i corpi dei morti per Covid si accumulassero a migliaia, a un’indagine formale sulla ristrutturazione dell’appartamento a Downing Street. Il tutto alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale in Scozia. Secondo la CNN il suo ex consigliere capo, Dominic Cummings, ha recentemente affermato che Johnson avrebbe messo in atto un piano segreto per far pagare ad altri quella ristrutturazione. Un piano sciocco e immorale secondo Cummings, forse anche illegale. Ma che innanzitutto avrebbe infranto le regole della corretta divulgazione delle donazioni politiche.

Tata

Su Facebook è uscita un’altra notizia che se fosse vera screditerebbe ulteriormente la figura del primo ministro inglese. Sembra che a un donatore del suo partito, i Tory, sia stato chiesto di finanziare una tata per il bambino di Johnson. Il primo ministro non riuscirebbe a sopravvivere con il suo stipendio di 157.372 sterline all’anno (quasi 181 mila eruro). Una cifra che è più di 10 volte uno stipendio medio in Gran Bretagna.

Scozia-exit

Forse Cummings si vuole vendicare dopo essere stato scaricato da Johnson nel novembre scorso. Per i fan del premier gli scandali servirebbero a distogliere l’opinione pubblica dal grande successo della campagna vaccinale. Intanto incombe il voto in Scozia e Boris sa già che i partiti unionisti perderanno (compresi i conservatori). Perché è quasi scontato che gli elettori scozzesi eleggeranno una maggioranza parlamentare a favore dell’indipendenza. E se la Scozia decidesse la scissione dal Regno Unito ci saranno inevitabili implicazioni geo-politiche. Insomma un altro difficile negoziato dopo la Brexit, sia pure gestito in casa.

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