Crimine organizzato, in Germania i nuovi boss arrivano dal Medio Oriente

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Germania clan Medio Oriente
(foto da sito droemer-knaur.de)

‘Padrino’ di Berlino ed ex profugo dal Medio Oriente. Mahmoud Al-Zein arrivò in Germania all’inizio degli anni ’80 come rifugiato dal Libano in preda alla guerra civile. Rapidamente ha scalato il vertice del clan criminale Al-Zein, formato da esponenti del gruppo tribale Mhallami presente in Libano e Turchia. I Mhallami sono tra i profughi richiedenti asilo in Germania, Olanda, Danimarca e Svezia. Complessivamente a Berlino la comunità, in cui sono presenti anche gli uomini dei clan, supera le 8 mila unità. La criminalità organizzata tra le comunità arabe, curde e turche – segnala un’inchiesta dell’emittente DW – è diventata una vera ossessione per i media tedeschi.

Famiglie

Con diverse migliaia di affiliati, il clan Al-Zein è una delle più grandi famiglie in Germania. Mahmoud Al-Zein ha pubblicato le sue memorie nel 2020, in un volume dal titolo “Il padrino di Berlino: a modo mio, la mia famiglia, le mie regole“. Vi si dipinge un clan con tratti comuni a quelli della mafia, dominato da idee arcaiche di onore e da una rigida gerarchia. Al-Zein è stato condannato per traffico di droga e altri reati. Nel gennaio scorso è stato caricato su di un aereo con destinazione Turchia.

Serie tv

Le sue gesta criminali avrebbero ispirato la serie televisiva di successo “4 Blocks”, che racconta di una famiglia criminale libanese e di un cartello della droga a Berlino. Proprio pochi giorni fa nella capitale tedesca un affiliato a un clan criminale mediorientale è stato arrestato per la spettacolare rapina al museo “Grünes Gewölbe” di Dresda, da dove nel 2019 vennero trafugati preziosi gioielli storici.

Droga

Sono varie le famiglie del crimine mediorientale radicatesi in Germania. In primo luogo i Remmo, anche loro appartenenti al gruppo Mhallami. Sono saliti alla ribalta nel 1992, con l’omicidio del proprietario di un ristorante a Berlino. Da quel momento la gang, con circa 500 membri, si è segnalata per una serie di violenze e per traffico di droga, riciclaggio, rapine e frodi. Il colpo più spettacolare è stato il furto dal Berlin Bode Museum nel 2017 di una moneta d’oro del peso di 100 chili. La polizia ritiene che l’oro, del valore di oltre 3 milioni di euro, sia stato fuso. Due esponenti del clan sono stati condannati nel 2020 a quattro anni e mezzo di reclusione.

Palestinesi

Di origine palestinese, proveniente dal campo profughi di Wavel vicino a Baalbek in Libano, è la famiglia Abou-Chaker. Il clan e il suo capo, Arafat Abou-Chaker, sono noti per i legami con il mondo del rap. Per esempio sono considerati fiancheggiatori il rapper Kay One, ora sotto la protezione della polizia, e Bushido, successivamente avvicinatosi al clan Remmo. Si ritiene che i sodali di Abou-Chaker possiedano diversi beni immobili e uffici in Germania.

Teste di cuoio

Si ritorna alla tribù Mhallami con i Miri. Si dice che il clan abbia più di 10 mila affiliati in Germania. È particolarmente attivo nella Bassa Sassonia, a Brema, nel Nord Reno-Westfalia e naturalmente a Berlino. Se la gang di Abou-Chaker ha intrecci con la banda di motociclisti Hells Angels, i Miri hanno legami con un altro gruppo, i Mongols MC. Il capo dell’organizzazione, Ibrahim Miri, è stato estradato due volte in Libano – nel 2019 con una spettacolare azione delle teste di cuoio del GSG 9 – ed è tornato clandestinamente in Germania. All’epoca, il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, chiese norme più severe contro i richiedenti asilo espulsi che rientrino illegalmente. Si stima che nella sola città di Brema il clan Miri incassi circa 50 milioni di euro ogni anno con il traffico di droga.

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