Cina, dopo il Covid ritorna l’aviaria. Infetto un uomo di 41 anni vicino Shanghai

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Galline aviaria
(foto Gianni Crestani da Pixabay)

Rilevato in Cina un caso di influenza aviaria H10N3. Allarme dopo la pandemia da Covid-19. Partiti i controlli anche a livello internazionale

Un uomo di 41 anni nella provincia orientale cinese di Jiangsu, vicino Shangai, è il primo essere umano a essere stato infettato da un ceppo di influenza aviaria noto come H10N3. Lo riferisce il New York Times, riportando una notizia diffusa dalla Commissione sanitaria nazionale cinese. Un ceppo influenzale che, secondo i virologi locali, merita uno stretto monitoraggio.

Aviaria

“I virus aviari in genere non si diffondono tra gli esseri umani, ma possono rappresentare un pericolo se si mescolano con un virus umano”, ha dichiarato Raina MacIntyre, capo del programma di bio-sicurezza presso il Kirby Institute dell’Università del New South Wales in Australia. “Se qualcuno ha l’influenza ed è infettato da quella aviaria, i due virus possono scambiare materiale genetico”, segnala MacIntyre. “Ecco perché l’influenza pandemica può insorgere più facilmente nei paesi in cui l’uomo e il bestiame hanno un contatto molto stretto”. Per ora la Commissione sanitaria cinese non ha rilevato prove di trasmissione del virus da uomo a uomo. Il tracciamento dei contatti stretti dell’uomo infettato non hanno rilevato altri casi. L’allerta tuttavia rimane alta.

OMS

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta lavorando con il governo cinese per monitorare il caso. L’uomo ha iniziato ad avere la febbre alla fine di aprile ed è stato ricoverato in ospedale il 28 dello stesso mese. Il 28 maggio il sequenziamento del genoma ha stabilito che era stato infettato dall’H10N3. “Questo è un caso accidentale di incrocio di specie – si legge nel report della Commissione sanitaria cinese – e il rischio di una trasmissione su larga scale è molto basso”.

Pollame

A differenza di quanto accaduto per il Coronavirus, esistono già sistemi globali di sorveglianza sanitaria di controllo dell’influenza aviaria. Ciò da quando un ceppo chiamato H5N1 è apparso alla fine degli anni ’90 negli affollati mercati di pollame vivo di Hong Kong. Nel 2003 in Olanda si è manifestato l’H7N7. Furono colpiti milioni di volatili e state contagiate 86 persone. Ci fu una vittima, un veterinario impegnato nelle operazioni di polizia sanitaria in allevamento. Tra il 2013 e il 2017 un’altra influenza aviaria, denominata H7N9, ha infettato più di 1.500 persone in Cina.

Controllo

I casi occasionali di contagio umano per i vari ceppi di influenza aviaria non sono quindi più una sorpresa. Ma oggi il monitoraggio è ancora più attento a fronte di eventuali segni che mostrino la diffusione tra le persone. Il Coronavirus ha insegnato al genere umano la necessità di alzare il livello di guardia. Al momento, informano le autorità di Pechino, sono oltre 723 milioni le dosi di vaccino anti-Covid somministrate nel paese.

CoronaVac

Recentemente l’OMS ha riconosciuto un secondo vaccino made in Cina, il CoronaVac, dopo che era già stato approvato il Sinopharm. In parallelo all’impegno a rispondere alla la domanda interna, la Cina ha fornito più di 350 milioni di dosi alla comunità internazionale. Inoltre Pechino sostiene la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale per i vaccini Covid-19 e si batte per promuoverne una distribuzione più equa, superando le resistenze opposte dai nazionalismi vaccinali.

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