Hong Kong, la disubbidienza di Apple Daily. Pechino conferma le minacce alla sicurezza nazionale

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Hong Kong
(foto schermata sito en.appledaily.com)

Mega tiratura per il quotidiano di Hong Kong Apple Daily, 500 mila copie rispetto alle solite 80 mila. La prima pagina ha una grande scritta: “Dobbiamo andare avanti”. La polizia dell’ex colonia britannica aveva condotto un intervento presso la redazione del giornale, sulla base della nuova legge sulla sicurezza voluta da Pechino. Cinque componenti lo staff redazionale e amministrativo sono stati fermati, tra cui il caporedattore Ryan Law. Tutti sono sospettati di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale, in collusione con Paesi e forze straniere. Le autorità hanno congelato fondi di Apple Daily per 3,8 milioni di dollari.

Milionario

La testata appartiene al milionario Jimmy Lai, che ha già subito condanne per manifestazione non autorizzata dopo le giornate più calde della contestazione anti-Pechino. Le autorità locali hanno ricordato che la Basic Law di Hong Kong, la mini-costituzione dell’isola dopo la fuoruscita dei britannici, garantisce la libertà di parola e stampa. Esiste poi la legge uguale per tutti e libertà di stampa non può divenire uno “scudo” per attività illegali. Più volte negli ultimi mesi il governo locale di Hong Kong, guidato Carrie Lam, ha messo in guardia contro le attività di gruppi di facinorosi a danno della sicurezza e delle potenzialità di sviluppo economico della città del sud della Cina.

Pompeo

Jimmy Lai è considerato molto vicino a Washington, e in particolare era in ottimi rapporti con l’ex segretario di Stato di Trump, Mike Pompeo. Questa sua attività è stata vista come una collusione con forze straniere e una minaccia per la sicurezza della Regione amministrativa speciale della Cina. Nel corso del 2019 un imponente ciclo di proteste, via via diventate sempre più violente, aveva caratterizzato la vita pubblica di Hong Kong. Casus belli il tentativo del governo locale, poi abortito, di introdurre una legge che prevedeva la possibilità di estradare in Cina i responsabili di gravi reati. Agli attivisti e ai manifestanti pacifici, sono subentrati poi elementi violenti che hanno messo a ferro e fuoco la città, una tra le aree più densamente popolate al mondo e anche centro finanziario di rilievo internazionale.

Interferenze

L’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino ha così varato nel giugno 2020 una nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. Sono proibite le attività di movimenti indipendentisti e sovversivi, le cui iniziative sono anche collegabili ad azioni violente e a interferenze straniere. C’è sempre stata una maggioranza silenziosa di abitanti di Hong Kong che ha chiesto innanzitutto sicurezza e sviluppo. Pechino ha mostrato determinazione nel salvaguardare la sovranità nazionale e nel contrastare le interferenze esterne, sulla base del principio “un paese, due sistemi”. Per le autorità cinesi “sicurezza, stabilità sociale e stato di diritto sono le premesse per lo sviluppo di Hong Kong”.

Boxer

Hong Kong è tornata alla Cina l’1 luglio 1997, a conclusione di 156 anni di dominio coloniale britannico, seguiti alla conquista dopo la prima guerra dell’Oppio (1839-1842). L’Impero cinese fu costretto a tollerare il commercio dell’oppio, che avveniva sotto l’egida della Compagnia britannica delle Indie orientali. Venne anche ceduta l’isola di Hong Kong ed ebbe formalmente inizio l’era dell’imperialismo europeo in Cina. Gli umilianti accordi con le diverse potenze occidentali dell’epoca ferirono l’orgoglio cinese e alimentarono un sentimento nazionalista, che si sarebbe poi espresso nella sanguinosa rivolta dei Boxer (1899-1901).

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