Conte, “Nessuna diarchia”. E Grillo scelga se essere padre generoso o padre padrone

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(foto Giuseppe Favia-Flickr + governo.it da it.wikipedia.org)

Giuseppe Conte non vede possibilità di diarchie nella conduzione del Movimento Cinquestelle e chiede a Beppe Grillo e a tutto il popolo grillino di scegliere e di decidere al più presto: lui certo non può e non vuole fare il prestanome di un leader ombra.

Nella profonda ristrutturazione del M5s cui l’ex-premier lavora da quattro mesi deve esserci un solo leader politico, uno solo che detta la linea. In parole povere Grillo può continuare a fare il Garante, ruolo che già ricopre, ma lui – Conte – non può fare il leader dimezzato.

Nell’attesissima conferenza stampa al Tempio di Adriano, Giuseppe Conte ha dettato le sue condizioni per prendere la guida del Movimento dando così seguito alla sua investitura da parte del fondatore e ha rilanciato la palla nel campo del Garante e degli attuali vertici grillini. “Se mi volete – ha fatto capire rivolto non solo al comico – dovete votarmi democraticamente, spero al più presto. E non mi accontenterò di una maggioranza risicata”. Conte ha lanciato così il suo ‘all in’ sulla guida del M5s dicendo chiaramente al fondatore del Movimento che deve scegliere tra l’essere “un genitore generoso che lascia i suoi figli crescere in autonomia o un genitore-padrone che blocca la loro emancipazione”.

Non poteva essere più chiaro di così, anche quando ha detto apertamente di non avere un ‘piano B’ nel caso in cui Grillo bocciasse le sue condizioni e non lo soccorresse il voto del popolo dei Cinquestelle, cui l’ex-premier si è in sostanza appellato. Esclusa l’ipotesi di pensare ad un suo partito, Conte ha riassunto lo schema del nuovo statuto cui ha lavorato negli ultimi mesi, statuto sul quale ci sono “differenti visioni” – così si è espresso – con Grillo, e su diversi punti. Statuto che dovrebbe portare chiarezza e assenza di ambiguità sulla vita interna del Movimento. In sostanza Conte ha confermato che la sua vuole essere una sorta di “rivoluzione” mentre per Grillo il nocciolo della struttura e dell’attuale organizzazione M5s “va bene così”. Qui la differenza sostanziale tra le due visioni: “Non me la sento di imbiancare una casa che necessita invece di una profonda, ineluttabile ristrutturazione” ha aggiunto Conte che quanto alle alleanze vede e crede nel rapporto con il Pd, compagno di viaggio che – ha precisato – si è sempre comportato con lealtà.

Quanto al governo Draghi che potrebbe risentire di una scissione all’interno del Movimento, l’ex-premier è stato netto: ha in qualche modo rivendicato il merito di aver fatto nascere l’attuale esecutivo, cui ha riconfermato il sostegno, e ha smentito di avercela per invidia con l’ex-presidente della Bce che lo ha sostituito a palazzo Chigi. Ora la palla passa a Grillo: accetterà le condizioni “irrinunciabili” poste da Conte?

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