È morto Lorenzo Bozano. Il “biondino della spider rossa” del caso Milena Sutter. Si è sempre proclamato innocente

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Bozano
(foto Nazzaro-Italian newspaper La Stampa + Jalo da it.wikipedia.org)

“Innocente”. Come nelle classiche storie noir, Lorenzo Bozano – condannato per l’omicidio nel 1971

della tredicenne Milena Sutter – si è sempre dichiarato ‘non colpevole’. Il caso che infiammò le cronache giudiziarie di cinquant’anni fa, riemerge dopo la morte per un malore all’isola d’Elba dell’ex playboy da strapazzo. Bozano,76 anni, ha avuto un malore mentre stava facendo il bagno. Riportato a terra da un bagnino, un medico ha provato a rianimarlo ma senza esito. Condannato all’ergastolo, era in libertà condizionata da circa un anno, dopo un lungo periodo di detenzione nel penitenziario di Porto Azzurro. Era custode e segretario della casa di accoglienza per detenuti dell’associazione di volontariato ‘Dialogo’.

Cronaca nera

La sua vicenda ci riporta indietro nel tempo a una delle pagine che hanno fatto la storia della cronaca nera. Il 6 maggio 1971, Milena Sutter, 13 anni, figlia di Arturo Sutter, industriale svizzero naturalizzato italiano patron della cera Emulsio, sparì dopo essere uscita da scuola, nel pieno centro di Genova. Secondo i medici legali, la giovane venne uccisa il giorno stesso del rapimento. Il giorno successivo alla scomparsa, la famiglia ricevette una chiamata anonima con una richiesta di riscatto di 50 milioni di lire. Il corpo della povera Milena, dopo dieci giorni di permanenza in acqua, venne ritrovato il 20 maggio da due pescatori dilettanti, a circa trecento metri dalla spiaggia di Priaruggia. Il tratto di costa genovese ghiaiosa, nel quartiere di Quarto dove ebbe inizio la spedizione dei Mille.

Alibi

L’omicidio scosse l’Italia. La sera stessa del ritrovamento del cadavere, Bozano venne arrestato. Bozano, all’epoca 25enne, imparentato con una famiglia di noti armatori, aveva l’hobby di andare a zonzo con la sua spider rossa e la passione per le immersioni subacquee. Dopo il fermo non riuscì a fornire un alibi. Il soprannome “biondino della spider rossa” gli fu affibbiato da alcuni testimoni oculari, che raccontarono di aver visto un tipo con Ray-Ban di ordinanza e decapottabile vermiglia nei pressi della villa Sutter e della Scuola Svizzera di Genova. “A Genova – racconta sul suo blog sul Fatto Quotidiano, il giornalista Michele Giordano – si era diffusa anche la diceria che Bozano si attaccasse alle scarpe degli specchietti per vedere sotto le gonne delle ragazze sulle scale mobili della Rinascente”.

Castani

In realtà Bozano aveva capelli castani e corporatura massiccia e appariva più vecchio della sua età. Al processo vennero riportati ventitré indizi, ma nessuna prova. Nel 1973 Bozano venne assolto in primo grado per insufficienza di prove. Il verdetto venne rovesciato in appello e poi confermato in Cassazione: ergastolo. Bozano riuscì a fuggire in Africa e quindi in Francia. Qui venne arrestato per caso il 25 gennaio 1979, perché guidava senza cintura di sicurezza. Nel 1989 beneficiò una prima volta della semilibertà. Poi la Finanza gli contestò una multa di sei miliardi di lire per evasione fiscale nel suo allevamento di polli. Tornato in carcere, venne posto nuovamente in regime di semilibertà nel febbraio 2019.

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