Messico, da Corte Suprema ok a uso ricreativo della marijuana. Legalizzazione all’orizzonte?

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marijuana
(foto Alexander Schimmeck+Elsa Olofsson on Unsplash)

La Corte Suprema del Messico ha stabilito che il divieto all’uso ricreativo di marijuana è incostituzionale. Ha perciò invitato il Congresso a tradurre la sentenza in una legge. Nel paese insanguinato da anni e anni di guerra alla droga, tuttavia, la politica si è mostrata paralizzata sulla scelta di legalizzare la marijuana. Una paralisi tanto meno comprensibile da quando è al potere il presidente di centrosinistra, Andrés López Obrador, con una maggioranza più o meno stabile del suo partito, Morena. Liza Sanchez, a capo del gruppo Mexico United Against Crime (MUCD), esprime all’emittente tedesca DW la sua frustrazione, accusando i legislatori messicani di “incompetenza”. I politici “non hanno capito il problema o non vogliono capirlo. E poi esistono ancora molti tabù”.

5 grammi

A più riprese lobbisti economici e militari sono riusciti a impedire al Congresso di adottare un disegno di legge per legalizzare la marijuana. Oggi la legge messicana proibisce di coltivare, commerciare e possedere più di cinque grammi di cannabis. La sostanza rimane, quindi, di fatto in una zona grigia. Molto polemica, parlando ancora con DW, Zara Snapp del Drug Policy and Peace Research Institute (RIA). Il presidente su questo tema si è mostrato “conservatore”. Parti dell’élite politica “sono preoccupate per la legalizzazione e non credono nei suoi benefici. Tutti noi che abbiamo votato per la sinistra messicana speravamo in un’agenda più progressista. Adesso siamo delusi”.

Sangue

I sondaggi d’opinione, ultimo lo scorso aprile quello del quotidiano “El Financiero”, mostrano un paese diviso. La maggioranza a favore della legalizzazione della marijuana è risicatissima. Poi ci sono state le elezioni di giugno, in cui Morena ha segnato il passo. E così Obrador ha ammesso pubblicamente che il suo governo è diviso e ha sospeso il disegno di legge. Secondo gli antiproibizionisti la legalizzazione può contribuire a porre fine allo spargimento di sangue collegato alla guerra alla droga. Nel vero e proprio conflitto tra i vari cartelli di narcos impegnati nel traffico di droghe pesanti e tra questi e le forze dell’ordine, dal 2006, si sono avuti oltre 275 mila morti. Una vera mattanza.

Confine

In tutto ciò le forze di sicurezza sono contrarie a ogni forma di legalizzazione. Spesso, spiega Sanchez, “Strumentalizzano il reato di possesso di droga per condurre controlli preventivi sulla criminalità. Non di rado gli agenti piazzano quantitativi di droga su sospetti, per procedere al loro arresto. Ciò non sarebbe più possibile se la marijuana fosse resa legale”. Ora la sentenza della Corte Suprema potrebbe spingere Il Messico a un cambio di paradigma nella sua politica sulle droghe. Un ruolo importante potrebbero giocarlo anche gli Usa. 19 Stati hanno già legalizzato la cannabis, ma a livello governativo – neppure con l’amministrazione Biden – è mai stata intrapresa alcuna azione per sostenere la legalizzazione oltre il confine sud.

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