Ddl Zan: non cede nessuno. Si va allo scontro frontale in aula il 13

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Omofobia
(foto Steve Johnson da Pixabay)

Al termine di una giornata ad alta tensione caratterizzata da discussioni, incontri e tentativi di mediazione falliti si è arrivati ad una decisione: il ddl Zan contro la transomofobia, già approvato alla Camera, un provvedimento al centro di fortissime polemiche, andrà direttamente in aula al Senato per il voto il 13 luglio, saltando la commissione Giustizia.

In sostanza si va allo scontro frontale tra Pd, M5s e Leu da una parte e centrodestra dall’altra, con Italia Viva in mezzo. Il partito di Matteo Renzi potrebbe far pesare i suoi 17 voti al momento del voto, orientando il risultato finale in un senso o nell’altro, anche se proprio IV ha messo in guardia oggi gli alleati di maggioranza dal rischio costituito dai prevedibili ostruzionismi e dal voto segreto. Secondo i renziani ci sono molte probabilità che il ddl Zan, senza modifiche al testo, venga alla fine bocciato a palazzo Madama con il risultato finale di impedire l’approvazione di una legge sull’omofobia.

Oggi pomeriggio è saltato infatti l’ultimo tentativo di mediazione in seno alla maggioranza tra Pd, M5s e Leu da una parte e Italia Viva che sosteneva la proposta della Lega di arrivare ad un’intesa togliendo dal testo il termine “identità di genere”, il che equivaleva secondo Monica Cirinnà (Pd) a lasciare “senza difesa i trans”. L’esponente Pd ha infatti puntato il dito contro “la proposta del leghista Andera Ostellari, presidente della commissione Giustizia, di modificare il testo del disegno di legge Zan eliminando il riferimento testuale all’identità di genere” e questa è stata la ragione principale per cui i dem si sono opposti tanto a questa soluzione – perorata da Lega e Iv – quanto a quella in extremis di rinviare il voto al 22 luglio.

La conclusione della riunione di maggioranza sul voto in aula per il 13 luglio (cui IV alla fine si è adeguata, pur con tutti i distinguo) è stata commentata dal segretario del Pd Enrico Letta che ha scritto su Twitter: “Quindi vuol dire che #iVotiCiSono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo”. La posizione sostenuta oggi dai renziani – “nessuna giravolta” – è stata spiegata così dal capogruppo al Senato Davide Faraone: “Il presidente Ostellari ha fatto un reale passo in avanti sia nel merito che nel metodo, si va seriamente avanti nella concreta volontà di trovare un’intesa. Pd e 5Stelle facciano adesso uno sforzo costruttivo e dimostrino di avere a cuore l’obiettivo di portare a casa la legge contro le discriminazioni omotransfobiche, evitando di proseguire per successivi strappi. Noi voteremo comunque il calendario per il 13 se non si trova l’intesa altrimenti, ma lo scontro frontale è un grande errore e chi lo porta avanti se ne assume l’esclusiva responsabilità”. Sullo sfondo delle polemiche politiche su un tema così delicato e divisivo vale appena la pena di registrare anche uno scontro via social tra Chiara Ferragni e Matteo Renzi – “Cari politici fate schifo” l’attacco della influencer sul ddl Zan, “Qualunquismo” la replica dell’ex-premier che si è detto pronto ad un confronto pubblico – con Fedez corso in aiuto della moglie: “Matteo stai sereno”…

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