Parte processo su finanze vaticane, per Becciu “crocifissione cautelare”

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(foto Jebulon da fr.wikipedia.org)

Oggi all’interno del piccolo Stato del Vaticano parte il processo sullo scandalo delle finanze vaticane, processo di una portata storica nella pur millenaria storia della Chiesa. Per la prima volta nelle pur variegate e tormentate vicende della Chiesa, un Papa decide di fare processare un cardinale da un giudice laico, Giuseppe Pignatone (che decise su mafia capitale per poi essere smentito in Cassazione).Se e’ vero che alla sbarra sono finiti in nove, compresa una presunta Marta Hari, risultano un contorno anonimo che va ben al di là di un palazzo di
Londra con connesse vicende di corruzione e riciclaggio, con il grande obiettivo, il cardinale Angelo Becciu. Non propriamente nelle grazie di Bergoglio, da sempre. Il problema e’ il diritto canonico che si basa ancora su procedure da Santa inquisizione. La stamp internazionale loda il Papa, compiaciuto della sua volontà di fare pulizia. Intento lodevole, forse a parte i metodi non conformi allo standard medio di civiltà giuridica. Non si tratta di un giudizio sulla base di testimonianze dei presunti rei. E’ un fatto ammesso dagli stessi inquirenti, Con tranquillità i pm scrivono di essere stati autorizzati dal Santo Padre ad adottare ove necessario, anche in deroga alle disposizioni vigenti, qualunque tipo di misura cautelare nelle attività di accertamento dei fatti collegati alle denunce. I Pm cioè hanno carta bianca, sono principes legibus soluti. Uno dei più titolati storici della Chiesa, il professor Alberto Melloni, entusiasta nei primi anni di Bergoglio, ha parlato con Repubblica dello sconcerò che circola tra i cardinali, ma che nessuno osa manifestare. Secondo Melloni Becciu viene sottoposto ad una “crocifissione cautelare”.

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