Ponte in fiamme a Roma. Meloni contro Raggi, Conte “attacchi gratuiti”

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(foto da profilo Twitter Vigili del Fuoco)

Roma brucia. Dopo le decine di autobus è toccato al ‘ponte di ferro’, che collega i popolosi quartieri di Ostiense e Marconi-Trastevere. Un evento simbolo nella notte di vigilia elettorale, il classico “complotto” per gli strenui difensori della sindaca uscente della Capitale, Virginia Raggi. Le immagini sono di guerra, con le fiamme che avvolgono la struttura e le luci e le sirene dei Vigili del fuoco. Le ipotesi sulle cause dell’incendio sono le più varie e si colorano di politica.

Degrado

L’estrema destra anti-immigrati punta il dito sui fornelletti utilizzati da alcuni clochard, che sotto il ponte ci vivevano. I rivali della sindaca grillina la accusano del degrado della città e segnalano le sterpaglie e i rifiuti abbandonati, che hanno rinvigorito le fiamme. Gli inquirenti prendono in esame un eventuale cortocircuito dei cavi elettrici di vari servizi pubblici presenti sotto la struttura. Il ponte è stato dichiarato “inagibile” ed è stato interdetto anche il transito dei natanti sul quel tratto del Tevere.

Barbarie

Pesanti le ripercussioni sul traffico già particolarmente congestionato con la fine dello smart working, mentre si parla di una chiusura per alcuni mesi. Il “ponte di ferro”, come è conosciuto a Roma, è stato immortalato in una scena del film “La banda degli onesti” e nel 1944 fu testimone della barbarie nazifascista, con la fucilazione di 10 popolane romane, dopo l’assalto a un forno che riforniva le truppe d’occupazione tedesche.

Avanti

Forte nella giornata di silenzio elettorale la polemica politica. Raggi ha commentato: “Stiamo cercando di capire cosa è successo. Oggi c’è stato un incontro. Io non mollo Roma, vado avanti”. L’ha subito incalzata Giorgia Meloni, nella speranza di corroborare la figura di uno spento candidato sindaco del centrodestra. La leader FdI, per non farsi mancare nulla, aggiunge nell’attacco alla sindaca anche parole al vetriolo contro la ministra dell’Interno: “Sul ponte sarà la magistratura a fare chiarezza, ma sembrerebbe che l’incendio sia scoppiato in un accampamento abusivo. Una nazione dove regna l’illegalità grazie al ministro Lamorgese. Roma nel degrado grazie alla giunta Raggi”.

Ansia

A sera interviene il presidente di M5s, Giuseppe Conte, che a Meloni replica: “Se proprio avverti insopprimibile l’ansia di dichiarare, perché piuttosto non condanni in modo fermo le aggressioni e le minacce avvenute nei confronti di nostri candidati a Nardò, ad Afragola, a Piedimonte Matese, a Monteparano?”. E ancora: “Se davvero condividi la reale necessità di rafforzare i nostri presidi di legalità perché non tagli, in modo chiaro e risolutivo, i legami del tuo partito emersi dall’inchiesta di Fanpage con saluti romani, inneggiamenti a Hitler, inseguimenti a immigrati, minacce antisemite e sospetti finanziamenti illeciti? Questo sì che sarebbe un gesto coerente e coraggioso”.

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