Perché a Salvini ma anche a Draghi conviene proseguire insieme

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Draghi testimonial
(foto governo.it)

Certo non si amano appartengono a mondi molto diversi e lo sanno bene. Matteo Salvini dopo lo strappo con Conte si e’ visto quasi costretto ad entrare nel governo da molti dei suoi ed anche dagli alleati di FI. Lo convinsero sopratutto il sempre presente Silvio Berlusconi e il compagno di partito Giancarlo Giorgetti. A tutt’oggi quello che rappresenta la Lega governativa. Il premier rimase spiazzato, si aspettava una maggioranza in stile Ursula von der Leyen, presidente della commissione Ue, cioè Pd, M5S, Italia Viva e Forza Italia. Si ritrovò in maggioranza uno che andava in Tv a dire che l’euro non era irreversibile. Quando Draghi incontro’ Salvini in Senato per la prima fiducia gli disse chiaramente che sostenere questo governo significava condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro. Salvini fece buon viso a cattivo gioco. Ma naturalmente i problemi se non risolti appieno tornano a galla. Lo stesso Salvini non molla. “Se Draghi ci vuole fuori dalle palle, lo dica chiaro e tondo”, commentava uno dei leghisti governativi. Ed il segretario del Carroccio dopo avere disertato ieri il Consiglio dei ministri sulla riforma fiscale (nella tanto vituperata prime Repubblica sarebbe stata una sicura crisi di governo) oggi torna a ripetere “Niente aumento delle tasse? Bene, mettiamolo per iscritto. Io di Draghi mi fido, ma quelli che verranno dopo di lui?”. Oggi c’è stato un faccia faccia, che naturalmente almeno di facciata e’ stato riappacificatore. Il fatto è che entrambi hanno bisogno uno dell’altro. Perché? Cosa otterrebbe Salvini lasciando il governo? Non certo elezioni anticipate, lascerebbe invece la riforma del fisco e tutti gli altri dossier presidiati dai soli forzasti contro l’amata giallorossa, anche se ormai di giallo ha ben poco. Ma i numeri in Parlamento sono ancora lì a pesare, come quando il M5S, vinse le elezioni. Con probabile perdita dei consensi soprattutto di quella parte di elettorato di centrodestra che si e’ mostrato a dir poco infastidito da polemiche anti Draghi. Quanto a Draghi, spingere la Lega fori dal governo lo renderebbe dipendente da Letta ed anche dalle varie fazioni in Parlamento. Ad esempio sulla riforma della giustizia il premier ha bisogno dei voti della Lega. Draghi diventerebbe una sorta di premier dei giallorossi, per la gioia di Letta e diConte, che si sentirebbero i suoi scudieri. Solo che sono scudieri che mirano a ben di più’. E poi forse quello che sta più a cuore di Draghi, che ha tratteggiato la sua esperienza di capo del governo, come essere superiore ai partiti, e volendo rivolgersi agli italiani come il presidente di tutti. E ci e’ riuscito, in pieno, le ultime elezioni lo dimostrano. Draghi e’ amato anche a destra, forse anche ancora di più che a sinistra. Come sporcare questa immagine, cacciando Salvini?

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